Venerdì, Ottobre 09, 2026

Novità editoriali

Benedetto Genovesi, La cura psicoanalitica. In un intreccio interdisciplinare tra fisica quantistica, filosofia e neuroscienze. FrancoAngeli, 2024

In maniera semplice e sintetica, si tracciano percorsi di interconnessioni interdisciplinari tra filosofia, neuroscienze, psicoanalisi e non solo. A volte ci viene in aiuto anche la letteratura. Si prendono in considerazione i vari ribaltamenti di pensiero e la rivoluzione nel modo d'intendere la scienza e di vedere il mondo. Per cui, ogni cosa può esistere solamente nella relazione con un'altra cosa. Nella relazione tra analista e analizzando si co-genera una terza area comune che è il campo analitico.
Così, l'osservatore entra a far parte del campo osservato. Interconnessioni che possono tornarci utili nei processi terapeutici e nella comprensione dei fenomeni. Si prendono in esame le caratteristiche della psicosi e della dissociazione correlata al trauma.
Si amplia il campo di osservazione di un fenomeno che, come detto, deve tenere in considerazione il ruolo dell'osservatore.
Si amplia il campo della scientificità di un fenomeno che non sempre può essere previsto precisamente per come era atteso.
A volte esso ci può sorprendere, consentendoci di vedere qualcosa che prima non eravamo in grado di vedere.

Benedetto Genovesi vive e opera a Milazzo (ME). Medico-chirurgo, psichiatra e psicoanalista, è membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, full member dell'International Psychoanalytical Association e socio del Centro di Psicoanalisi Romano e del Centro Psicoanalitico di Pavia. Redattore della rivista di psicoanalisi e cinema "Eidos", è stato membro della redazione della rivista della Società Psicoanalitica Italiana "Psiche". È autore di diversi articoli scientifici in ambito psicoanalitico.

 

Presentazione del libro da parte dell'Autore 

 

Giuseppe Riefolo, Al cinema con il mio paziente. Venti film e una canzone nella stanza di analisi. Alpes, 2024

Uno psicoanalista è uno strano spettatore di film: “cosa vede quando va al cinema?”. Il rischio è che al cinema continui a fare l’analista e cerchi l’inconscio rimosso nel regista e nel film. Questo, però è un vecchio luogo comune. Al tempo stesso “cosa vede uno spettatore o un regista nei film che parlano di psicoanalisi?”. Anche in questo caso c’è il rischio che spettatori e registi vedano la psicoanalisi come una sorta di film poliziesco o thriller dove, un atteso colpo di scena, chiarirà una storia altrimenti con- fusa e dolorosa. Freud stesso aveva perplessità che psicoanalisi e cinema avessero un registro comune e, per questo declinò l’invito di Pabst (1926) a essere consulente di quello che è stato il primo film psicoanalitico europeo. A Hollywood lo stesso problema lo risolvevano nel 1938 con Fred Astaire e Ginger Rogers. Forse il problema non è ancora risolto. Questo libro abbandona la logica indagatoria e suggerisce che ogni spettatore vedrà solo un proprio film diverso persino da quello che propone il regista. È un modello per la stanza di analisi dove un analista è chiamato a partecipare ad un film di cui il suo paziente compone la trama che scompone le certezze dell’analista e lui, per fortuna e per mestiere, a differenza dell’ispettore Callaghan, non “sa sempre come fare colpo”.

  

Anteprima del libro 

 

 

 

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