Playing at Work offers a thorough guide to the innovative psychoanalytic practices of Vincenzo Bonaminio, as he draws on the work of Winnicott, Bollas, and Tustin to demonstrate an effective method for working with adults, adolescents, and children in clinical settings.
Using several clinical cases, the book explores central psychoanalytic concepts such as transference and countertransference, identity and self, embodiment, anxiety, and the role of parental influence on psychic development. By providing extended commentary on his case material, Bonaminio illustrates the significance of writing about clinical practice to the development of techniques that address patients' varying needs. Simultaneously, this text offers a method that cultivates each patient's capacity for intuition and the use of metaphor to form their own interpretations, and thereby invests a sense of freedom into the analytic situation.
By its deeply reflective insights, and its emphasis on the contribution made by the analyst as an active participant in the therapeutic situation, Playing at Work forms essential reading for all practicing psychoanalysts and psychoanalytic psychotherapists who wish to improve their clinical practice with patients of any age.
Vincenzo Bonaminio is a training and supervising analyst of the Italian Psychoanalytic Society and works in Rome in a private practice with adults, adolescents, and children. For over 25 years he has been Director of the D.W. Winnicott Institute, and is Director of the Winnicott Centre, Italy.
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Presentazione di Francesco Burruni e Oana-Ruxandra Pavel
Intervista di Tracy Morgan a Vincenzo Bonaminio - Podcast New Books in Psychoanalysis
Perché sprofondare lo sguardo negli abissi più terribili, quelli dei lager, dei campi di sterminio, facendosi coinvolgere e sconvolgere? Anche i testimoni sopravvissuti a quegli orrori hanno taciuto per molti anni. È stato necessario che trascorresse molto tempo perché la verità venisse alla luce. Perché?
Uno sguardo più attento a quei temibili abissi ci fa sentire quanto la consapevolezza delle orrende crudeltà perpetrate esalti il valore di ciascuna vita umana e ci fa capire quanto essa sia unica e preziosa e, proprio per questo, sia doveroso preservarla. Tuttavia, la tentazione di abbandonare questo tema è grande e tanti si chiedono perché, invece, continuare a parlarne.
Che cosa succederebbe se si cedesse alla tentazione di tacere? La riflessione che ha dato vita a questo volume, scritto da autori italiani e tedeschi, è nata dall'incontro della giornalista Andrea Pomplun con Piero Terracina, uno dei sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz, scomparso nel 2019. Il volume esalta la necessità di creare un legame tra i testimoni di quegli orrori e le generazioni future, contro il pericolo della banalizzazione, dell'amnesia, del revisionismo, della negazione o anche, più semplicemente, dell'indifferenza. La nostra attuale sordità e cecità non sarebbe forse identica a quella che allora spianò la strada verso l'abisso?
Nel libro, religiosi, psicologi, psicoanalisti, giuristi, filosofi, uno storico, una linguista e un giornalista, cercano, in un'ottica interdisciplinare, di rispondere a questa domanda: perché è indispensabile parlare ancora oggi di Auschwitz?
Il testo è un invito collettivo a riflettere sull'importanza vitale di guardare oggi, con coraggio, a quegli avvenimenti. Perché la memoria dell'abisso può evitare che l'abisso si ripeta.
Andrea Pomplun, giornalista, di origine tedesca, vive da venti anni a Roma. Attualmente insegna presso il Goethe Institut di Roma e presso la LUMSA, Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma.
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