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Tonia Cancrini, Un Tempo per l’Amore. Eros, dolore, odio (Franco Angeli, 2021). Recensione di Paola Linguiti

“Più ampio è lo spettro delle sue imago e identificazioni benevole, più l’analista sarà capace di comprendere persone diverse e di tollerare le loro difficoltà e angosce. Quando parlo di imago mi riferisco anche a tutte le sue relazioni oggettuali passate e presenti che, interiorizzate, aggiungono spessore e profondità alla ricchezza dei suoi sentimenti e delle sue risposte empatiche” (M.Klein, Lezioni sulla tecnica. Cortina editore, 2020, pag 62).

Con queste parole Melanie Klein descrive le qualità per lei essenziali dello psicoanalista e penso non ce ne siano di più adatte per cominciare a parlare di Tonia Cancrini e del suo ultimo libro “Un tempo per l’amore”. Questo volume, edito dopo 20 anni dal “Un tempo per il dolore”. (Boringhieri, 2002) ci riconduce, come allora, dentro la stanza di analisi di Tonia e dentro la sua più intima vita personale. Testimonianze di vita e lavoro clinico si intrecciano in ogni paragrafo, si arricchiscono reciprocamente, in uno sforzo continuo di avvicinarsi alla sofferenza dell’altro, capirla e curarla attraverso lo strumento unico della relazione analitica. Ogni tema trattato nel libro nasce o è ritrovato in grandi voci della poesia e della letteratura: il mondo greco primo fra tutti, imago e bagaglio pensato e amato da Tonia Cancrini dalla sua giovinezza, immersa negli studi di filosofia e letteratura antica e nella cultura letteraria tutta. L’autrice attinge a piene mani in questa ricchezza personale e spesso attraverso di essa dà parola a ciò che sarebbe inesprimibile se non fosse stato còlto, da sempre, dall’intuizione dei poeti più grandi. Omero, Platone, i tragici greci e le passioni più violente da loro portate sulle scene. E poi Shakespeare, e l’amatissimo Leopardi, tra i tanti evocati in queste pagine, scrittori che, come lei stessa dice, l’hanno accompagnata e consolata nei turbamenti della crescita e della maturità. E in queste esperienze di vita, Tonia ci fa entrare con generosità e ci fa condividere alcuni terribili dolori ma anche, e specialmente in questo libro, ci fa partecipare ai momenti di pienezza e di gioia da lei vissuti nei rapporti familiari, con i suoi animali sempre al suo fianco, con gli amici, con gli allievi e con i suoi pazienti. Tante esperienze nelle quali è stato a volte molto difficile ma salvifico poter rintracciare in sé stessa e porre nel rapporto personale e analitico la forza di Eros capace di opporsi a quella di Thanatos, della distruttività e della disperazione. Ritrovare quelli “oggetti interni buoni” che permettono a Rosa Luxemburg, (pag.96) ricorda Cancrini, anche nella lunga prigionia, di scrivere una lettera ai suoi cari in cui spiega di riuscire a mantenersi viva perché in contatto emotivo con le persone che la amano e la hanno amata.

Ma questo libro non è solo la “summa” di una ricchezza personale di pensiero e affetti sedimentata nel corso della vita, è una trattazione di teoria e clinica psicoanalitica.

Cosa intende, allora, Tonia con “Un tempo per l’amore”, sotto l’aspetto psicoanalitico?

Come per Melanie Klein, principale riferimento teorico-clinico, per Tonia Cancrini l’amore è “la più complessa delle emozioni umane”; una passione ed emozione relazionale, sperimentata dai primi momenti di vita, nella relazione con il grembo e poi con la madre reale. Ed è in questa relazione, come in tanti suoi scritti Tonia sostiene, che si creano le basi dello sviluppo futuro dell’individuo. Se la relazione con la madre e con le esperienze reali sono state sufficientemente adeguate l’individuo potrà contare su una accettabile sicurezza di sé; se invece sono state negative e drammatiche al punto di creare “Una ferita all’origine” (questo il titolo di un libro a cura di Tonia Cancrini e Daniele Biondo, Borla, 2012) l’individuo non riuscirà a entrare nella vita e partecipare emotivamente ad essa, e la sua vita mentale sarà indebolita o schiacciata sotto il peso di una sfiducia dolorosa e rabbiosa verso l’altro, destrutturante e invalidante. Per questo tanto spazio nella sua clinica e in queste pagine è dedicato al mondo emotivo infantile, al rapporto analitico con pazienti anche giovanissimi. Ci racconta come è entrata in relazione con il loro dolore, come ha accettato di viverlo fino in fondo, per restituirlo come vivibile e metabolizzabile proprio perchè condiviso in una relazione che può far sperimentare, a volte per la prima la volta, comprensione e per questo, appunto, “amore”.

A partire, dunque, dai potenti resoconti delle sedute, Tonia Cancrini offre, con chiarezza teorica e competenza maturata nella clinica, la sua visione dei caposaldi della teoria psicoanalitica alla luce dei suoi fondamentali riferimenti teorici, dopo la Klein, Bion e autori via via più vicini a noi nel tempo come Greenson, Grinberg, Ogden, Salzberger-Wittenberg.

Così per il controtransfert (cap.2), il cui ascolto permette all’analista di contenere le proiezioni della sofferenza psichica del paziente e restituirla condivisa e vivibile, e che può indicare il momento opportuno per l’interpretazione.

E’infatti l’interpretazione che può aprire al paziente il passaggio da –K a K, offrendogli quel contenimento mentale che riapre al pensiero e alla elaborazione.

Da qui il tema proprio della elaborazione del lutto (cap. 4), già tanto esaminato nel “Un tempo per il dolore”, per superare, non solo il dolore, ma ancor di più il senso di colpa inconscio e l’attaccamento a “un oggetto arcaico idealizzato con cui si ha un rapporto mortifero, che fa sprofondare in una depressione incapace di pensiero e di simbolizzazione” (pag.77). E in questa condizione, poiché “se non c’è l’amore non ci può essere il dolore”, scrive Tonia Cancrini, la vita mentale diventa panico e caduta nel nulla.

Illuminante anche, a mio avviso, la trattazione della Fantasia, “correlato mentale di bisogni e di desideri” (cap. 5), ma la cui mancanza ci precipita nella “noia”, quello stato mentale mortifero che inibisce anche la sola immaginazione “di un oggetto buono” che possa offrire la gratificazione mancata nella deprivazione. E questo tema, con i rimandi a Schopenhauer Leopardi e ancora a Sartre e Moravia, ci porta nella stanza di analisi a contatto con una paziente nella quale ogni moto dell’animo era congelato per tacitare il dolore delle mancanze subite. E ancora una volta, attraverso la rêverie dell’analista, lo strumento analitico diventa trasformativo nell’accompagnare con “amore” la paziente a soffrire il dolore e a risvegliarsi al contatto che può riportare alla vita delle emozioni.

Ma nell’animo umano alberga anche il “cavallo nero” così ribelle all’auriga, l’amore violento e possessivo, all’ opposto del suo gemello bianco, come Platone ci mostra con la celebre immagine del Fedro. E se la forza del cavallo nero prevale, come purtroppo sappiamo a volte accade, si apre la strada alle tragedie dell’odio e della distruzione (cap. 7). E per questo tema Tonia Cancrini ci conduce a rileggere pagine di Goethe e brani della Medea di Euripide. La ferita insanabile per il suo amore tradito conduce Medea all’odio, al furore fino all’assassinio dei suoi figli pur di vendicarsi.

Ma un libro sull’amore non poteva certo concludersi con queste immagini: l’ultimo intenso capitolo ci mette a contatto con quell’amore incondizionato e senza confine che “i suoi quadrupedi”, cani, gatti, cavalli, hanno donato all’autrice, compagni delle vicende di una vita, sempre al suo fianco.

Un libro che comunica forza, attaccamento alla vita se piena di rapporti, e amore per tutto ciò che è bello e vivo, anche e ancor di più se cadùco, come il tempo effimero della nostra esistenza.

E mi risuonano nella mente le prime parole di un Coro dell’Antigone di Sofocle: “Ἔρως ἔρως ανίκατε μάχαν”, “Amore amore, invincibile in battaglia”.

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