Una parte significativa della ricerca psicoanalitica contemporanea ha rivolto la sua attenzione alle forme di archiviazione di esperienze, fantasie, procedure, difese, risalenti a un'epoca preverbale dello sviluppo che improntano la vita emotiva dell'adulto.
Per lo statuto di questo genere di memorie, sono state date definizioni diverse a seconda dei diversi orientamenti teorici e ambiti di ricerca, con differenti accezioni e sfumature. Si tratta di tracce di memoria o memorie di processi, spesso a connotazione traumatica, che si sono in origine svolte nelle fasi dello sviluppo del soggetto che precedono o prescindono o che interferiscono con la capacità di rappresentazione. Il riferimento è a situazioni cliniche in cui prevale la dissociazione tra gli affetti e una rappresentazione che non c'è mai stata o viene impedita. Siamo nel territorio che si colloca al di qua della rimozione.
Integrando questi aspetti con la lezione classica, secondo cui ciò che non ricordiamo è destinato a ripetersi, il paradosso che giunge fino a noi ma che è anche una sfida che siamo chiamati a raccogliere è proprio questo: come dar voce all'indicibile che è destinato a ripetersi nel transfert in attesa di trasformazione?
Questo libro si occupa del non rimosso, del non trasformato, dell'ineffabile, di Tracce mute; di come queste aree di esperienza si manifestino nel qui ed ora della relazione analitica, coinvolgendo l'analista nella co-costruzione di un processo che utilizza la riproposizione di eventi o processi correlati ad arresti dello sviluppo della soggettività per aprire la strada alla possibilità di sperimentare nuove relazioni oggettuali, nuove qualità ambientali, esperienze nuove. È un libro sulla possibilità di estendere il campo operativo della psicoanalisi conferendo esistenza psichica a quei livelli dell'esperienza che non sono ancora o non sono più pensiero.
Ineffabile si riferisce alla consapevolezza che non tutto può essere trasformato in parola, un apparente paradosso per una disciplina, la psicoanalisi, nata come talking cure.
Angelo Macchia è medico, psichiatra, psicoanalista ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana, Full Member dell'International Psychoanalytical Association; già Segretario Scientifico del Centro di Psicoanalisi Romano dal 2013 al 2017, insegna presso la Prima Sezione Romana dell'Istituto Nazionale di Training della SPI. Vive e lavora a Roma come libero professionista.
Questa volta la poltrona dell’analista non è dietro lo schermo, per spiegare, ma davanti, per guardare. Vittorio Lingiardi non recensisce i film che ha visto, ma li rivede insieme ai suoi lettori, cercando di cogliere, pellicola dopo pellicola, le immagini che precedono il pensiero e lo producono. Perché una mente che incontra una storia non è più la stessa. E viceversa. Al cinema con lo psicoanalista è una lunga seduta sui film (e qualche serie) di questi anni – dallo 007 di Spectre al canaro di Dogman, dalle onde di Fuocoammare al potere dei ricordi di Dolor y gloria – scandita in sei stanze sensibili: le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese. L’accesso a ogni stanza è aperto dall’immagine di un film e introdotto da un testo poeticamente psicoanalitico.
Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, è professore ordinario di Psicologia dinamica alla Sapienza
Università di Roma, dove dal 2006 al 2013 ha diretto la Scuola di specializzazione in Psicologia clinica. Collabora con l’inserto culturale Domenica del Sole 24 Ore e con Il venerdì di Repubblica. Nella collana Minima ha pubblicato con successo Mindscapes. Psiche nel paesaggio (2017).