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Riefolo G. - Funzione del Processo Dissociativo in una consultazione psicoanalitica (2015)

“uno degli aspetti principali del ruolo dell’analista

                                                consiste nel mantenere psicoanalitica la relazione

                                                                                                                           e di condurre e proteggere l’indagine”

(Mitchell, 1983, 199)

Tesi

            Con Freud il concetto di dissociazione assume, nella linea di Charcot, una connotazione di difesa nell’organizzazione patologica capace di spiegare la patologia delle isterie e poi dell’intero campo delle nevrosi. Con Bleuler (1911) diviene la cifra distintiva delle schizofrenie. Negli stessi anni, Janet usa il concetto di dissociazione per suggerire una organizzazione psichica fondata su più livelli di funzionamento della personalità continuamente attivi in modo parallelo.

            Troviamo difficile, in una seduta non riconoscere le continue configurazioni che si organizzano attraverso l'Edipo, la rimozione, la negazione, l'identificazione proiettiva, ecc. Ma si tratta di (sane) operazioni difensive che leggiamo come simultanee (Janet) all'apertura di dimensioni creative potenziali. Un esempio elementare. Se un paziente dimentica l'onorario di fine mese è ovvio che stia proponendo anche una operazione difensiva rispetto alla sua dipendenza edipica, ma noi siamo interessati piuttosto al suo tentativo di realizzare una configurazione in cui lui possa sentirsi amato nonostante l'altro possa verificarlo frustrante. In questi casi interpretiamo al paziente, non l'attacco alla sua dipendenza, ma il grande rischio che corre nel cercare di poter essere comunque accolto.

Processo Dissociativo

            Da qualche tempo prevalgono alcune interessanti posizioni psicoanalitiche che rappresentano la scissione, ma soprattutto la dissociazione come dispositivi primariamente fisiologici che organizzano la funzione mentale (Beres, 1957, 413; Weismann, 1958, 469; Donnel B. Stern, 1997; Gedo, 2000, 613; Ghent, 2001, 25; Chessick, 2002; Fogel, 2006, 1167; Riefolo, 2010; 2011). Ci riferiremo soprattutto alle tesi di Bromberg che propone la dissociazione come “...processo di base del funzionamento mentale umano e...nella stabilità e crescita della personalità” (Bromberg, 1994, 521) distinguendola come processo e come struttura (Bromberg, 2006, 4-5).

            Il suggerimento che sottolineo in questa posizione di Bromberg è di rappresentare il dialogo analitico come un continuo Processo Dissociativo (PD) che produce configurazioni elementari del Sé che si collocano simultaneamente fra le polarità difensive (DD) e creative (DC)[1]. Proponiamo che le dissociazioni rappresentino un esito di riaggregazioni associative nuove[2] dello stato di scissione e che lo stato di scissione sia un continuo movimento di fondo del Sé in cui il Sé, considerato come sistema di Sé multipli (Bromberg, 1998; 2006; Fogel, 2006). Il Sé, a seguito delle sollecitazioni dovute all’incontro con oggetti esterni (Damasio, 1994; 1998) sospende e riorganizza continuamente i consolidati nessi associativi fra le multiple configurazioni di cui è composto. In sostanza, prima che su un inconscio rimosso, galleggiamo su infinite configurazioni del Sé[3].

            La DD si avvale di tutti i dispositivi noti alla psicoanalisi classica: rimozione, scissione, identificazione proiettiva, ecc. La DC è la continua integrazione nel Sé di elementi non conosciuti all’esperienza del soggetto che ricompongono continuamente la continuità del Sé. La dissociazione creativa si muove nella linea dell’espansione potenziale dell’oggetto o del campo relazionale. Il PD permette al soggetto “di fare esperienza di una continuità come Io… di rimanere cioè se stesso nel cambiamento” (Bromberg, 2006, 2).

1. Giorgia

"questa seconda seduta è simile ad un nuovo

incontro con qualcuno che si ha in simpatia"

(Matisse, 1935, 141)

            Parto da un mio esempio clinico che vuole essere in linea con alcune riflessioni avanzate da Anna Ferruta e Tiziana Bastianini in un recente seminario sulla “estensione del metodo” proposte a via Panama (2014). Si tratta di riflettere sugli elementi strutturali che intervengono negli incontri tra un analista e un paziente dove il contesto di realtà pone limiti e determina in modo netto l'organizzazione del setting.

(per motivi di privacy, il caso e il commento non possono essere presentati in questa sede)

Si tratta di una giovane paziente che viene vista una prima volta circa 10 anni prima, solo per una richiesta di consulto farmacologico e poi in due incontri recentemente. Il caso cerca di proporre come, anche nelle situazioni estreme di consultazione in cui, peraltro la paziente, ha inderogabile necessità di ripartire per cli USA, luogo dove risiede stabilmente, sia comunque possibile ed utile la riattivazione del Processo Dissociativo, rispetto al quale la paziente riporta un blocco. Nella mobilizzazione del blocco si evidenziano ampi livelli di dissociazioni di ordine difensivo che l'analista rispetta mentre sottolinea soprattutto i livelli - spesso solo accennati e fugaci - di dissociazione che propone potenzialità di ordine creativo.

Commento.

            Nella sequenza descritta vi sono molti passi che descrivono una interazione finalizzata da parte della paziente a riconfermare difensivamente la propria organizzazione nonostante sollecitazioni esterne che le imporrebbero un cambiamento. L'analista da parte sua si concentra ed interviene cercando di cogliere la componente creativa, potenziale, ma non ancora sperimentata, nelle proposte della paziente.

                               "quel che conta è la relazione fra l'oggetto e la personalità dell'artista". (Matisse, 1935, 82)

Lavoro presentato il 12 dicembre 2015 in occasione dell'Incontro Intercentri ‘Esperienze Psicoanalitiche’ Verso una polifonia degli Stati del Sé.


1 "La mente assomiglia ad una bilancia che oscilla e pende in direzione del peso maggiore" (Janet, 1889, 218).

2 Parliamo di "dissociazioni creative", piuttosto che (come sembrerebbe più logico...) di "associazioni creative" per sottolineare il dispositivo della scissione-dissociazione che ne è alla base, mentre nel secondo caso se ne sottolineerebbe l'esito. E' una posizione in linea con i suggerimenti di Janet (1889) che differenzia fra “associazione automatica” (ovvero la ripetizione di una sequenza già sperimentata: "l’associazione automatica delle idee... non è un’attività attuale, è il risultato di un’antica attività che un tempo ha sintetizzato alcuni fenomeni in un’emozione o percezione unica e che ha lasciato loro una tendenza a prodursi nuovamente nello stesso ordine") e "percezione" (quella che chiamiamo D.C.), la quale sarebbe invece una forma di nuova associazione soggettiva in cuisi organizzano micro aggregati molto connessi all’esperienza soggettiva del momento: "La percezione di cui parliamo ora è la sintesi nel momento in cui essa si forma, nel momento in cui essa riunisce fenomeni nuovi in una unità ad ogni istante nuova” (p.319 ed it.).

3 Bromberg (2006, 3), cogliendo una suggestione di Taine (1871) propone il Sé come scena su cui entrano infiniti personaggi. In linea con Bromberg (1998, 2006, 2011)) consideriamo la sofferenza psicologica come una compromissione – a vari livelli di entità e di qualità – della fisiologica funzione dissociativa della mente nel senso che “per sopravvivere la nostra mente ha bisogno del funzionamento di scissione-dissociazione” (Ferro, 2010, 12). Il dispositivo del PD descrive “il soggetto come esistente in una molteplicità di luoghi dispersi ed uniti in uno spazio psichico” (Ogden, 1994, 34).

 

 

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