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Pubblicato col titolo “Pensare il sentire e pre-sentire il pensiero”. In AA.VV. (a cura di P. Bria e F. Oneroso), L’inconscio antinomico.Sviluppi e prospettive dell’opera di I. Matte Blanco, F. Angeli, Milano, 1998.
ABSTRACT Al terapeuta il paziente chiede spesso di funzionare, non tanto come intelligenza che spiega le cause, ma come interlocutore capace di interagire con i livelli non ancora mentalizzati della sua psiche, un interlocutore disposto ad attraversare territori oscuri, frequentati da immagini assurde, e disposto a rinunciare temporaneamente a spiegarne la logica o la struttura, accontentandosi di coglierne i movimenti, il traffico, i continui scambi nelle zone di transito, al confine corpo-mente, ricche di materiale immaginativo e sensoriale. Le opere d’arte aiutano a percorrere alcuni di questi itinerari assurdi, fungendo da guida nell’esplorare territori ignoti e aprire la strada ai “pensieri non pensati”. Gli oggetti artistici, promovendo un sognare vigile e un atteggiamento contemplativo del pensiero sognante, provocano un impercettibile viraggio dalla visione esterna a quella interna e la contemplazione del proprio scenario interiore, una sorta di “insight estetico”. |
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