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Pubblicato col titolo "Come udire il non dire". In AA.VV. (a cura di G. Di Marco) Creativita Psicopatologia Arte, Teda ed., Castrovillari, 1995.
ABSTRACT Stabilendo un contatto con qualcosa di inaudito e non visto, trasmesso dai suoni della voce, l’analista predispone una silenziosa forma di “holding”, che incoraggia i contenuti dell’inconscio a venir fuori, con la fiducia di essere accolti ed ospitati nello spazio psichico di un’altra persona, prima di essere trasformati in rappresentazioni verbali. Un’area d’ascolto capace di reverie acustica risulta particolarmente utile, quando l’analisi si trova in una impasse. Occorre allora sottrarsi all’abbaglio visivo del materiale associativo e onirico e accostarsi agli enunciati verbali affinando la propria sensibilità ai suoni più che lo strumento interpretativo. Ciò predispone un nuovo spazio mentale a quanto viene trasmesso al di là delle parole. |
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