Lunedì, Luglio 20, 2026

L'Angolo Custode - Due concetti due

Care compagne e cari compagni di questa avventura della Vita, vorrei iniziare da una disamina, magari spietata, ma realistica: i tempi sono duri, Il Reale non si spiega ai nostri voleri, la pizza è capricciosa, l'aria è viziata (ci sarà stata una fuga di Caos?). Abbiamo perso le coordinate, e le subordinate, siamo spiazzati, sviati, non possiamo svicolare di fronte a paradossi che fanno un baccano assurdante.

La questione è seria, il mio qui-e-ora-logio segna l’ora letale, non perdiamo altro tempo, bisogna correre ai rimari e guardare il mondo con occhi diVersi.

Vengo allora a parlarvi della Capacità Negativa, che per me è capacità annegativa, quindi un dolce andare a fondo, senza affannarsi dietro cause e ragioni, come dice il Poeta: “…e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Già, il mare: ricordo anni fa, quando dalla spiaggia   guardavo il mare mosso ma non riuscivo a metterlo in versi come invece facevano i gabbiani vicino a me: anelavo a un rimare mosso ma non riuscivo a produrre che un   rimare rimosso: un’ inibizione inconscia, forse a causa di un mare rimosso? E allora rimuoviamo le inibizioni e inibiamo le rimozioni!

Ma a volte il mare diventa tempestoso, e ci troviamo presi in un’amareggiata. Si rischia di andare a fondo per sempre. Non è impresa facile salvarsi.

Questo mi ricorda che la capacità annegativa è da distinguere dall'Annegazionismo, tipico di quello che ti fa annegare e poi nega di averlo fatto, come certi ministri che non riconosco come tali.

A proposito di Riconoscere, Riconoscimento, questo è il secondo punto di cui vorrei parlarvi.

Gli è, gli è, gli è (è tanto tempo che volevo iniziare una frase con “gli è”!), gli è che la mia famiglia era piuttosto vergognevole. Mia madre che ogni volta che c’era gente diceva sempre: “Non ci facciamo riconoscere” di qua, “Non ci facciamo riconoscere” di là, e così il tempo passava, e alla fine non mi ha più riconosciuto nessuno.

Così diventato adulto, anche se anelavo un riconoscimento, ho finito per scoraggiarmi. Non riuscendo a essere un soggetto riconosciuto, mi sono adattato all’ idea di non esserlo. Mi sono detto: magari la tua strada è un’ altra, perché rifiuti l’idea di essere un oggetto? Magari incontri una donna oggetto come te, potrebbe perfino essere un bell’ incontro.

Com’è, come non è, un giorno ti incontro una ragazza Sveglia: è stata una folgorazione, lei mi apprezzava, finalmente mi sono sentito importante, un uomo Chiave. Ma poi, sapete, il tempo logora le cose, questa ragazza ticchettava tutta la notte e squillava sempre alle due del mattino. Un incubo. Così è finita quella storia.

L’ altra sera, però, ascoltavo un disco del Dreaming Ensemble,   un gruppo che suona all'unisono, un ensemble, oppure si potrebbe dire un complesso, tipo quello di Edipo. Mi dicevo, non posso negare che vorrei proprio ardentemente essere riconosciuto. Ho preso coraggio.

Il giorno dopo passa per strada uno che mi sembra una persona per bene. Gli vado incontro e gli dico: “ Che bella occasione, sa che lei mi sembra proprio un soggetto?”

Ma quello risponde: “Come si permette di darmi del soggetto? Li conosco quelli come lei, si mettono al bar con gli amici e ridacchiano e si danno di gomito quando passano quelli come me, e dopo averci dato del soggetto, siete capaci di darci dell’articolo, dell’arnese, dell’attrezzo!”

“Ma guardi che non volevo offenderla. Cerco solo un soggetto che mi riconosca come soggetto”.

“No, lei mi vuole assoggettare.E poi soggetto attivo o passivo? Risponda!”

“Guardi, se preferisce la potrei definire intersoggetto”.

“E chi lo dice?”

“Un mio collega, vuole sapere il nome?”

“Non mi interessa”.

“Guardi che il riconoscimento è importante, certo è un processo per il quale ci vuole Fede”.

“E chi lo dice?”

“Un altro collega, vuole sapere il nome?”

“Non mi interessa”.

“Se non le va bene fede, potremmo usare la parola fiducia”.

“E chi lo dice?”

“Un terzo collega, vuole sapere il nome?”

“Non mi interessa”.

“Insomma, lei è terribile, lo fa apposta a non interessarsi di nessuno? Ma insomma non vuole proprio aver fede?”

“Magari anche speranza?”

“Eh, perché no?”

“Eh sì, Fede speranza e… carità, le tre virtù teologali. Così con l’anima siamo a posto!”

“Guardi che il riconoscimento è una cosa importante, lo dice anche uno come Georg Wilhelm Friedrich Hegel, non mi dica che non lo conosce. Lo sa che in tedesco riconoscimento si dice anerkennung? Sente come suona bene?”

“Suona malissimo!”

[Per inciso, cari lettori interessati alla psicoanalisi, se davvero volete farvi spazio nella vita, vi consiglio di dotarvi di più nomi, se non proprio come Hegel, almeno come Wilfred Ruprecht Bion, o Donald Woods Winnicott. Sono certo che aiuterebbe. Guardate che con un solo nome è dura, specialmente se avete un nome corto. Ho informazioni certe su quanto abbia faticato Uto Ughi per poter diventare famoso!].

Comunque, tornando a noi...

“Senta, lei è proprio un malfidato, io cercavo solo un riconoscimento e basta. Lei mi vuole riconoscere? Lo sa che per me è importante? Ho parecchi problemi con la presenza, io vorrei finalmente sentire dentro di me il Dasein, che in italiano diventa Essertcì, Essertcì, Essertcì, etcì, purtroppo sono diventato allergico”.

Ma quello si mette le mani sui fianchi e mi guarda tutto torvo: “E allora, visto che continua a stuzzicarmi, le dico cosa voglio io, Caro Lei. Io devo imparare l’uso dell’oggetto, capito? Riconoscerla? Ma manco per niente, io la voglio distruggere, polverizzare!”

“Come mi vuole distruggere? Che paura! Non mi guardi così male. Lo sa che soffro di agonie primitive? Pensi che ho sia la paura di disintegrazione sia quella di integrazione”.

“Sì la voglio distruggere, però devo vedere se lei sopravvive alla mia distruzione,

perché solo in fantasia la devo distruggere, non nella realtà!”

“E qual è la differenza tra queste due cose?”

“Sa che non lo so bene neanch’io? Però direi che mi posso mettere a pochi centimetri dalla sua faccia e augurarle le peggiori disgrazie”.

“Oh, mamma mia, che situazione terribile!”

“Guardi che poi dopo averla distrutta io la amerò!”

“No, guardi, io sono per la libertà per tutti, ma non ho certe tendenze”.

“Cosa ha capito? Io intendo amare in senso spirituale”.

“Va bene, le propongo una cosa, se no non ne usciamo. Le propongo un vecchio gioco da bambini, Flic e Floc, un gioco serio come lo sono tutti i giochi. Cerchiamo di dire Flic o Floc contemporaneamente e, se la sorte ci è propizia e il gioco riesce, lei mi riconosce come Soggetto e io mi rendo disponibile come oggetto a farmi distruggere e poi amare”.

“Va bene, accetto!”

“Allora , pronti? Uno, due, tre… Floc!”    

E ...

 

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