Sabato, Maggio 18, 2024

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Come e perché è nato a Roma l'Osservatorio di psicoanalisi del bambino e dell'adolescente

          Per parlare dell'Osservatorio e del come e del perché è nato non posso non ricordare quali erano le persone significative e importanti che  hanno spinto noi giovani di allora a occuparci di psicoanalisi dei bambini.   L'interesse per la psicoanalisi infantile è stato infatti sempre molto vivo fra gli psicoanalisti del Centro romano di psicoanalisi.

     Fra gli psicoanalisti interessati all'infanzia ricordo innanzi tutto Benedetto Bartoleschi che ha sempre messo al centro dei suoi interessi la psicoanalisi dei bambini. Dal 1956 Bartoleschi è stato medico interno della Clinica per le malattie Nervose e Mentali diretta dal prof. M. Gozzano  e dal 1957 ha guidato con la qualifica di responsabile il gruppo degli psicoterapisti del reparto infantile e ne ha curato i seminari di studio.  Ha collaborato con Giovanni Bollea che dirigeva il reparto di neuropsichiatria infantile. Nel 1950 entrò in contatto con numerosi psicoanalisti francesi, tra cui Diaktine e Lebovici e cominciò a pensare concretamente alla possibilità di fare della psicoanalisi infantile. Ha approfondito così il pensiero di M. Klein e di A. Freud; di quest'ultima non condivideva l'atteggiamento pedagogico. E' del 1955 un suo articolo in collaborazione con A. Corti (Problemi di psicoanalisi infantile "Infanzia anormale") in cui si differenzia la psicoanalisi dalla psicoterapia sulla base dell'uso dell'analisi del transfert. Nel 1951 ha preso il primo caso infantile in trattamento psicoanalitico (il primo in Italia?): era un bambino di cinque anni adottato, con gravi disturbi del comportamento. L'analisi  è andata avanti per sette anni con esito positivo. E Bartoleschi andava a Parigi una volta al mese perché seguiva il caso in supervisione con Lebovici.

      Bartoleschi ha sempre lottato perchè ci fosse nella SPI un training di psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti ed era infastidito dai tanti rinvii e dalle tante difficoltà. Ma mai era venuto meno il suo impegno scientifico in questo campo. Ricordo personalmente seminari appassionanti sui bambini che avevano trovato un grande coinvolgimento e un grande riscontro tra i colleghi. Anche con gli allievi soprattutto nell'ultimo periodo preferiva sempre condurre seminari sulla psicoanalisi infantile.

       Nei primi anni '70 ritornava da Londra Adda Corti e qualche anno dopo Pierandrea Lussana, entrambi molto impegnati nella psicoanalisi dei bambini. Con loro si ravvivò ancor più l'interesse per la psicoanalisi infantile, in particolare nel Centro romano di cui allora facevo parte prima come allieva poi come socia.

       Anche nel training degli adulti, diceva Adda Corti, dovrebbe esserci un'analisi di un bambino e certamente la baby-osservation. Ed è proprio partendo da queste sue esortazioni, nelle sue supervisioni e nei suoi seminari, che molti di noi hanno deciso di occuparsi di bambini. Per Adda Corti era importante con il paziente il contatto, la vicinanza nel transfert, l'adesione attraverso la fantasia ai livelli più profondi della mente e dell'affettività. E Adda Corti pensava che si arriva più facilmente a questi livelli primitivi se si sono sperimentati e acquisiti nell'analisi dei bambini. Nel 1976, in una comunicazione ai soci, Adda Corti, che allora era Segretario Scientifico del Centro di Psicoanalisi di Roma, scriveva così: “I giovani analisti facciano almeno un’esperienza di analisi infantile in supervisione, di gruppi di osservazione di bambini, di partecipazione a seminari e gruppi di discussione di casi etc., perché la psicoanalisi non può ignorare gli arricchimenti che vengono dal lavoro con i bambini". Io ricordo benissimo  questa posizione di Adda Corti; lei sosteneva con vigore che l’analisi infantile era molto importante anche nel training degli adulti, e ci spingeva tutti, noi che la seguivamo con grande passione, a prendere un bambino in analisi per fare questa esperienza,  e a seguire seminari di osservazione del bambino, la baby observation, che appunto veniva portata in Italia dall’esperienza di Londra.

       Ricordo che infatti proprio seguendo lei e questo suo suggerimento presi durante il mio training un bambino autistico in analisi e lo seguii per un paio d’anni con la supervisione di Lussana; fu per me un’esperienza significativa e importante. Feci poi un seminario sulla baby observation  e lo ricordo come veramente interessante e stimolante. Lo conduceva Lussana  e all'inizio eravamo in tre Bonfiglio, la Lupinacci e io, e tutti e tre facevamo un'osservazione; ma poi l'anno successivo si unirono a noi molti altri colleghi. Credo che la Corti avesse perfettamente ragione nel sottolineare quanto queste esperienze con i bambini - sia la baby observation che l'analisi di un bambino - abbiano un'importanza straordinaria nel training degli adulti. Penso che fare esperienza con i bambini dia una sensibilità particolare e un'attenzione ai livelli più precoci e primitivi che altrimenti è  difficile poter acquisire.

      Adda Corti era sensibilissima, attentissima a tutto quello che poteva ferire l'affettività più profonda. A volte, in un certo periodo, quando le ore della mia supervisione si prolungavano, capitava che venisse nell'ora dopo di me, una bimbetta che Adda aveva in analisi. Consapevole di quanto la sensibilità della piccolina potesse essere turbata dall'incontro con una persona estranea, Adda mi invitava a nascondermi nel corridoio e a uscire poi di là senza far rumore. E in questo gesto semplice c'era tutta la sua attenzione e il rispetto verso la fragilità e la delicatezza dei sentimenti di una bimba in analisi.

     Questa bimbetta mi richiama alla mente la piccola Anna, di cui Adda Corti ci parla in uno dei pochi ( ed è veramente un peccato che siano pochi! ) suoi scritti. La piccola Anna vestita da fata  e da principessa che domina tutti gli adulti con fare autoritario e onnipotente, ma che diviene poi la piccola Anna disperata che piange invasa dall'angoscia di separazione e dal bisogno dell'altro e che così soffre nel giorno del suo compleanno (Ansie primitive mobilitate dal compleanno nell'analisi di una bambina piccola, PSICHE, 1, 1969).

       La passione per l’analisi infantile e quindi anche l’esigenza che ci fosse una formazione anche all’interno della SPI è stata dunque sempre sentita  da questi primi pionieri del nostro Centro. Sarebbero stati però necessari ancora molti anni prima che si arrivasse, alla fine degli anni '90, a una formazione istituzionalizzata all'interno della SPI. Il tutto era complicato dal fatto che nel frattempo c’erano una serie di attività sull’infanzia che si svolgevano fuori; sono nate delle scuole fuori della Società psicoanalitica e spesso i nostri analisti hanno collaborato con queste scuole. E'  negli ultimi anni che sempre di più si è sentita l’esigenza che questa formazione, proprio per quanto riguarda la psicoanalisi dei bambini,  fosse riportata all’interno della SPI.

      Alla fine degli anni '80 Bartoleschi e Adda Corti tennero una serie di seminari clinici sulla psicoanalisi infantile. Eravamo in particolare noi giovani associati a seguire questi seminari e a portare dei casi da discutere. Ricordo che con entrambi portai diverse sedute del caso di Emanuele di cui racconto a lungo nel mio libro Un tempo per il dolore (Bollati Boringhieri,2002).

      Organizzato da Pierandrea Lussana si è tenuto a Roma un "Incontro Intercentri di Psicoanalisi infantile l'8-9 febbraio 1992 sul tema Identificazione e identità nell'analisi del bambino. Hanno partecipato al convegno con dei lavori oltre lo stesso Lussana, Antonino Ferro, Vincenzo Bonaminio, Maria Assunta Di Renzo, Adriano Giannotti, Tonia Cancrini, Anna Maria Nicolò Corigliano, Diana Norsa. Erano presenti al Convegno e sono intervenuti Bartoleschi, la Corti e anche molti colleghi psicoanalisti di adulti, che hanno partecipato con grande interesse.

     Su queste basi nasceva il mio segretariato scientifico nel 1994, che durò per 4 anni. Pensai subito di dare un grande spazio alla psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti e organizzai degli  incontri mensili di psicoanalisi infantile il venerdì alle19 prima delle serate scientifiche. Agli incontri erano invitati anche i colleghi degli altri Centri. Così scrivevo ai soci del mio Centro: "Come voi sapete, in questo momento anche l'Esecutivo Nazionale si sta occupando di psicoanalisi del bambino e dell'adolescente e si dovrebbe arrivare quanto prima alla decisione di un training di infantile all'interno della SPI. A questo scopo - e allo scopo di promuovere una migliore conoscenza tra i colleghi che si occupano di psicoanalisi infantile - anche l'Esecutivo Nazionale promuoverà dei seminari sull'argomento. Nel frattempo però è importante che si costituiscano delle realtà di studio e di lavoro comune anche nel nostro Centro.  Ho pensato di articolare gli incontri di psicoanalisi infantile sia come discussione di problemi clinico-teorici, sia come discussione di materiale clinico. Nel primo incontro c'è Anna Baruzzi che ci propone delle considerazioni sul piccolo Hans, Rileggendo il piccolo Hans. Nell'incontro successivo ci sarà presentato del materiale clinico da Gianfranco Giordo. In seguito Giovanna Mazzoncini ci parlerà del contributo di Anna Alvarez."

     Anna Alvarez sarebbe stata infatti ospite del nostro Centro il 27-28 gennaio 1995 con  un  sul tema dell'identificazione proiettiva nei pazienti borderline e con discussione di casi clinici di cui uno presentato da Carla Busato. L' invito ad Anna Alvarez è stato poi ripetuto l'anno seguente e sui temi dell'infantile è stata anche invitata Margareth Rustin con cui abbiamo affrontato il problema della valutazione. In seguito hanno presentato lavori negli incontri di infantile Anna Nicolò in una serata a cui ha partecipato anche Dina Vallino ospite del Centro per parlarci nella serata scientifica dell' Infant Observation come strumento di conoscenza dello sviluppo mentale; Emanuela Quagliata su un caso clinico, Barbara Piovano sulle terapie parallele. Negli anni successivi tutti gli interessati alla psicoanalisi del bambino e dell'adolescente hanno presentato casi clinici e problemi di tecnica da discutere. La partecipazione era ampia e includeva anche molti psicoanalisti degli adulti che coglievano l'importanza di queste esperienze anche per il loro lavoro. 

      Il 6-7 maggio del 1995 si è svolto a Milano  il  Convegno dal titolo Segni Disegni e Sogno, organizzato dall'Osservatorio di Psicoanalisi infantile di Milano. La maggior parte dei lavori sono stati poi pubblicati nei Quaderni di psicoterapia infantile, 34, 1996. L'introduzione e la conclusione sono di Dina Vallino, i lavori pubblicati tra gli altri di Claudia Artoni Schlesinger, Giuseppe Benicasa, Giuliana Boccardi, Tonia Cancrini, M.R. De Zordo, I. Olivotto, Vlasta Polojaz, G Sartori, Amedeo Falci, Maria Adelaide Lupinacci, Maria Patrizia Salatiello, Giulio Cesare Zavattini. Al Convegno comunque parteciparono anche altri, ricordo in particolare Gianfranco Giordo che presentò il lavoro insieme a me.

      Alla fine di questo Convegno , prima di ripartire per Roma,  ci ritrovammo a pranzo insieme un gruppo di romani e alcuni napoletani e, pieni di entusiasmo per l'esperienza fatta, pensammo che anche a Roma era importante istituzionalizzare l'esperienza che già si stava facendo con gli incontri di psicoanalisi infantile promossi dal Centro di psicoanalisi romano e si auspicò così la fondazione dell'Osservatorio che comprendesse i due Centri romani e quello di Napoli. Ricordo tra i colleghi che erano con me in quell'occasione Diomira Petrelli, Vincenzo Bonaminio, Gianfranco Giordo, Anna Nicolò, Emanuela Quagliata ma sicuramente mi dimentico di molti altri.

      Tornata a Roma come segretario scientifico del Centro di psicoanalisi di Roma presi l'iniziativa che portò alla Costituzione dell'Osservatorio di psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti a Roma. E sono stata io il primo segretario.   

      Da allora gli incontri di psicoanalisi infantile furono, e lo sono tuttora, promossi dall'Osservatorio. Un primo atto molto significativo fu inoltre, la collaborazione con il Centro di psicoanalisi romano per l'organizzazione del terzo Convegno sulla psicoanalisi infantile Immagini, storie e costruzioni nell'analisi del bambino e dell'adolescente, che approfondiva ulteriormente  il tema delle funzioni mentali che permettono la rappresentazione e la comunicazione di sentimenti, emozioni altrimenti inesprimibili e impensabili. I lavori  principali del Convegno sono stati poi pubblicati nel 1997 nei Quaderni di psicoterapia infantile n.36 e contengono una mia nota introduttiva e poi lavori di Piarandrea Lussana, Dina Vallino Macciò, Marta Badoni, François Sacco, Diana Norsa, Adriana Maltese, Anna Maria Nicolò Corigliano, Paola Marion, Giovanna Maria Mazzoncini.

       Questo è quanto ricordo della storia dell'Osservatorio, ma certamente tutto questo potrà essere integrato anche da altre "memorie".

Prof.ssa Tonia Cancrini                                                            

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