Lunedì, Luglio 20, 2026

Io sono ancora qui (Note di Mariaclotilde Colucci)

Anno: 2024

Regista: Walter Salles

Sceneggiatura: Murilo Hauser, Heitotor Lorega

Genere: drammatico, storico

Durata: 137’’

 

Diretto da Walter Salles, il regista di “Central do Brasil” e “I diari della motocicletta”, il film “Io sono ancora qui” è un intenso dramma biografico che nell’attuale panorama del cinema brasiliano, candidato a tre premi Oscar si è aggiudicato l’Oscar 2025 come Miglior film internazionale e ha conquistato il Golden Globe per la straordinaria interpretazione di Fernanda Torres.
Ambientato negli anni ‘70 in Brasile, durante la dittatura militare dopo il colpo di stato del 1964, il film racconta la storia vera di Eunice Paiva (Fernanda Torres), e di Rubens Paiva (Selton Mello) ingegnere ed ex deputato del Partito Laburista Brasiliano (PTB). Entrambi vivono con i cinque figli in un bell’appartamento in una delle zone più lussuose dell’alta e colta borghesia brasiliana di Rio de Janeiro.
Mentre Rubens finanzia gli oppositori del regime all’insaputa dei familiari, ed Eunice è preoccupata soprattutto per la figlia maggiore che partecipa attivamente alle proteste antigovernative di piazza contro la dittatura e milita nei movimenti studenteschi, un evento inaspettato traumatizza tutta la famiglia: un giorno, senza preavviso, Rubens viene prelevato da casa da uomini in uniforme per un semplice interrogatorio e di fatto sparisce nel nulla.
Da questo momento Eunice conduce la sua personale battaglia silenziosa e contenuta nel suo dolore intimo e privato, ma con determinazione e ostinazione per arrivare alla verità e nel tentativo estremo, che si rivelerà vano, di riportare il marito e il padre dei suoi figli a casa. Attraverso lo sguardo di una donna, Walter Salles firma un’opera essenziale, profonda e necessaria, che racconta gli effetti collaterali della dittatura e della repressione politica, in grado di insinuarsi inesorabilmente anche tra le mura domestiche: uomini a servizio della dittatura militare occupano la casa della famiglia Paiva e convivono con loro.
Eunice, il figlio bambino e le figlie adolescenti si trovano asserragliati in una casa che fino a qualche giorno prima era un luogo rassicurante, aperto e vitale antistante la spiaggia di Copacabana che è vissuta quotidianamente come parte integrante dell’abitazione che inaspettatamente diviene un luogo angusto e cupo, braccato da loschi figuri.
Questo asciutto lungometraggio torna a ricordarci il dramma dei desaparecidos di Argentina, Brasile e Cile e delle loro dittature sanguinarie.
Salles conosceva bene gli eventi e gli ambienti ricostruiti nel film. Il suo sguardo quindi non è solo quello del regista ma anche quello di un uomo con ancora delle ferite aperte legate al traumatico vissuto personale e collettivo. All’epoca dei fatti andava alle elementari ed era compagno di scuola di Marcelo Rubens Paiva (figlio dell’ex deputato ignobilmente sequestrato) biografo della storia di famiglia. Infatti il film di Salles è tratto dal libro autobiografico “Ainda Estou Aqui” di M.R. Paiva un viaggio emotivo e politico attraverso il trauma, la perdita e l'elaborazione del lutto. La sceneggiatura mantiene un fine equilibrio fra il dolore soggettivo intimo e privato e il dramma trasgenerazionale di una nazione intera.
“Io sono ancora qui” è un film di denuncia allo scopo di rinforzare la memoria collettiva, e non dimenticare, ma anche teso a restituire allo spettatore la fragilità di una supposta sicurezza e coesione identitaria individuale e collettiva che si dà per scontata e si presume inattaccabile. La repressione di ogni potenziale sana opposizione colta, progressista, e trasmissibile alle generazioni successive è dietro l’angolo! Ma è anche un film di resilienza, resistenza e sopravvivenza agli orrori della storia di una nazione ma anche di una donna che con dignitosa compostezza e forza interiore, disarma i suoi aguzzini permettendo una nuova vita a se stessa e ai suoi figli, rinventandosi un futuro, pur non riuscendo a fare luce sulla scomparsa e morte del marito.
Il film si conclude con un salto temporale dagli anni ‘70 al 2014, anno in cui Eunice e la sua famiglia festeggiano il tanto atteso certificato di morte di Rubens Paiva, dichiarato morto e assassinato solo dopo più di 40 anni dalla sua scomparsa: il suo corpo come quello di altre innumerevoli persone non è mai stato ritrovato.
“Io sono ancora qui” è una caparbia affermazione di sé, un ostinato senso di continuità dell’essere, un etica indispensabile che definiscono l’essenziale verità del diritto ad esistere e a resistere ai deragliamenti della Storia.
Silvia Amati Sas (2020,2024) forte della sua esperienza pionieristica nella cura psicoanalitica con le persone vittime di tortura fisica e psichica provenienti dai paesi latino americani proprio negli anni ‘70, mette in guardia dal rischio sempre più attuale nella società contemporanea di una deriva individuale e collettiva nell'adattarsi a qualunque forma di violenza normalizzandola. Partendo dal concetto di “ambiguità” di Bleger, ha osservato una resistenza inconscia nei pazienti vittime di violenza estrema che appare clinicamente come una preoccupazione intima e segreta per la vita e la dignità di un altro, un “oggetto da salvare”: la funzione della preoccupazione per l’altro da proteggere rappresenta per l’Autrice il fronte della sopravvivenza psichica. Per Amati Sas, il costante rapporto tra etica e cura psicoanalitica permette alle persone esposte a violenze estreme di qualsiasi tipo di fare esperienza di riconoscersi soggetto capace di pensare e resistere affettivamente all’agente di violenza e opporsi alla posizione perversa di lasciarsi andare allo stato di “adattamento a qualsiasi cosa” esposti inesorabilmente ai sentimenti di vergogna e colpa che immobilizzano.

 

Bibliografia

Silvia Amati Sas (2020) Ambiguità, conformismo e adattamento alla violenza sociale. Franco Angeli, Milano.

Silvia Amati Sas (2024) Intervista a cura di Roberta Cardia e Mariaclotilde Colucci in Argo Gruppo Omogeneità e Differenze vol-10 2024 www.argo-onlus.it

 

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