Mercoledì, Luglio 24, 2024

Perfect Days. Note di Mariaclotilde Colucci

Anno: 2023

Regista: Wim Wenders

Sceneggiatura: Wim Wenders, Takuma Takasaki

Genere: drammatico

Durata: 123’’

Candidato ai premi Oscar 2024 per il miglior film straniero.

 

 

 

“Talvolta l'architettura cerca il silenzio e il vuoto in cui

la nostra coscienza si possa ritrovare.

Il silenzio è un po' come il buio: bisogna avere il coraggio di guardarlo.

E poi pian piano si comincia a vedere il profilo delle cose.

Quindi l'architettura è anche l'arte di creare i luoghi per il silenzio,

per la meditazione.” Renzo Piano.

“Ci vogliono parecchi luoghi dentro di sé

per avere la speranza di essere se stessi”. J. B. Pontalis

 

 

Hirayama si dedica con scrupolo e in modo accurato a tutte le attività della sua giornata, dal lavoro come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo (gioielli di architettura l’uno diverso dall’altro) all'amore per la lettura, per le piante, per la fotografia analogica che ha come soggetto la luce che filtra tra gli alberi (“komorebi”) e per la musica rock anni '60-'70, che ascolta, sempre modalità analogica, guidando verso il lavoro. Ogni giorno è scandito dalla stessa routine senza fare una piega, anzi sorridendo alle persone intorno a sé, che osserva con la stessa partecipe ritualità con cui porta avanti la propria esistenza.

Hirayama è un uomo gentile, tutt’altro che loquace; è un uomo silenzioso che parla poco e solo in particolari occasioni. Non conosciamo nulla della sua vita e delle sue origini, ma nel corso della narrazione una serie di incontri inaspettati riveleranno qualcosa di più sul suo passato, lasciando intendere agiate condizioni familiari dolorosamente abbandonate, ma senza alcuna esitazione o rimpianto. “Un’altra volta è un’altra volta, ma adesso è adesso”. Questa semplice frase racchiude in se la filosofia del “qui e ora” che viene magistralmente declinata nella semplicità del vivere quotidiano.

In un’epoca in cui impera la tecnologia e si è costantemente connessi “fuor di sé” per mezzo di tablet e smartphone, il film del regista tedesco ci parla di un altro livello di “connessione” quello dell’essere connessi “dentro di sé” praticando il silenzio, la ritualità di gesti quotidiani e il prendersi cura.

Tre elementi che noi psicoanalisti conosciamo bene e che esercitiamo costantemente nella nostra pratica clinica. Siamo particolarmente attenti alle tonalità emotive che il silenzio è in grado di produrre, all’interno di un setting in cui la ritualità, la ripetizione e il prendersi cura, sono elementi di base utili per un’architettura della mente atta a creare, parafrasando Renzo Piano, luoghi psichici idonei all’abitabilità; decostruendo e ricostruendo l’esperienza cognitivo-affettiva per accedere ad un mondo di significati nuovi e ripristinando, trasformati, quelli vecchi.

Vedere il film mi ha fatto pensare a tutti quei pazienti che durante le sedute necessitano di descrivere con dovizia di particolari una serie di attività quotidiane scendendo in minuziosi dettagli che risultano noiosi all’ascolto; attività quotidiane, benché monotone, tuttavia hanno la funzione di ristabilire un senso della propria esistenza sentito minacciato e di riconnettersi simbolicamente con il sentimento di essere in relazione con l’altro. Il ripristino evoca più un processo intrapsichico che interpsichico, ma si può rendere questo passaggio come suggerisce Bolognini (2019) tra flussi vitali di sé e non sé all’interno di un sistema di memoria traumatica (Meares, 2005) verso una maggiore integrazione.

All’interno del ripetersi della vita quotidiana, durante la notte emergono alcuni sogni che sono rappresentati come delle immagini molto simili alle foto, in bianco e nero, che Hirayama scatta di giorno seduto su di una panchina durante la pausa pranzo. Frammenti di memorie passate che come scarti di fotogrammi sparsi vengono raccolti e ricompongono la pellicola psichica attraverso il lavoro del sogno: il “qui e ora” e il “là e allora” sembrano sfiorarsi senza mai incontrarsi.

 

 

Bibliografia

Russell Meares (2000), Intimità e alienazione. Il Sé e le memorie traumatiche in psicoterapia. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2005.

Stefano Bolognini, Flussi vitali tra Sé e Non-Sé. L’interpsichico. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2019.

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