Mercoledì, Luglio 24, 2024

Io Capitano, di Matteo Garrone. Note di Mariaclotilde Colucci

Anno: 2023

Regista: Matteo Garrone

Sceneggiatura: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Massimo Ceccherini, Andrea Tagliaferri.

Genere: drammatico

Durata: 121’’

 

O Capitano! mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato, la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambito premio è conquistato; vicino è il porto, odo le campane, il popolo esulta, mentre gli occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna intrepida[1].

Così Walt Whitman, poeta, della Democrazia e della Libertà, in uno dei suoi versi più memorabili celebra l’assassinio di Abramo Lincoln. Evidenti sono i riferimenti metaforici, la nave di cui si parla, rappresenta gli Stati Uniti dAmerica; il viaggio tremendo richiama gli orrori della guerra di secessione e infine, il capitano della nave, morto sul ponte di comando, rappresenta il Presidente Lincoln.

In Io Capitano, film di Matteo Garrone che gli è valso il Leone D’Argento per la miglior regia, il “Capitano”, è l’adolescente Seydou; la nave e il viaggio sono reali e non metaforici e, in questo caso, gli orrori che risvegliano le coscienze sono quelli delle morti lungo il viaggio, delle torture e dello sfruttamento delle vite umane, ma anche dello sfruttamento di un sogno.

I have a dream declamava Martin Luther King, un altro celebre “Capitano” nel suo discorso tenuto proprio davanti al Lincoln Memorial di Washington; parole che sono diventate simbolo della lotta per i diritti degli afroamericani e non solo, di tutti coloro che non si sentono rappresentati, bensì ignorati e privati dei diritti inalienabili.

Anche Seydou e Moussa, i due sedicenni protagonisti del premiato lungometraggio, hanno un sogno; il sogno è intraprendere “il viaggio” per l’Europa e “saranno i bianchi a chiedere l’autografo a noi”. Il sogno, seppur vago, di diventare famosi si delinea come l’urgenza di autoaffermazione e autodeterminazione alla scoperta del mondo e di se stessi ed entra in conflitto con la paura di abbandonare la base sicura fornita dal calore familiare e dall’amore della madre, la quale intima loro di non partire.  

Una narrazione universale, da romanzo di formazione, che Garrone ci offre mantenendo per tutta la durata del film il suo peculiare doppio registro, a noi caro, tra fantasia e realtà, sogno e allucinazione, favola e cronaca. Tuttavia il fluido scorrere delle immagini e del film si arresta di colpo nell’epilogo che resta sospeso tra il dramma appena attraversato, e quello che di lì a poco ci si ritroverà ad affrontare con l’arrivo e “l’accoglienza”, ma che Garrone sceglie di non rappresentare, lasciandoci orfani del suo sguardo capace di esitare e sostare fino alla fine nei luoghi del disumano. Luoghi in cui tenerezza e crudeltà si intrecciano in quel paradosso narrativo che è stata sempre la sua cifra.

Io-Capitano urla la sua autodeterminazione e autoaffermazione, è vivo; è un uomo capace di attraversare l’inferno del deserto, di sopravvivere alle torture, di solcare mari e di salvare vite umane delle quali assume su di sé non solo la responsabilità, ma anche il valore. Il porto è vicino, non si odono campane e il popolo non esulta, ma applaude. Seydou (Seydou Sarr ha ricevuto il leone d’Argento come miglior attore emergente) e Moussa ce l’hanno fatta a realizzare il loro sogno. I due giovani attori che recitano e interpretano se stessi, sono i protagonisti di un film che racconta un dramma epocale che fa da sfondo alla loro vicenda personale e che ha un lieto fine, da favola, nella realtà: davvero i bianchi chiederanno loro l’autografo o magari a Venezia lo hanno già fatto! Scusate la provocazione, ma sono uscita dal cinema, con una domanda: L’ambito premio è conquistato? Ovvero, la possibilità di conquistare il diritto di vivere in un paese straniero e di avere una chance di un futuro migliore deve necessariamente passare come un privilegio e/o un colpo di fortuna? Gli altri non hanno forse lo stesso diritto alla vita? I have a dream.



[1]O Captain! my Captain! our fearful trip is done; The ship has weather’devery rack, the prize we sought is won; The port is near, the bells I hear, the people all exulting, while follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring.

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