Martedì, Ottobre 04, 2022

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Lupinacci M.A. Introduzione al seminario clinico (2014)

I Seminari del Centro di Psicoanalisi Romano - Klein Today (20-21 settembre 2014)

Quando mi è stato proposto di partecipare alle giornate del Centro su “Melanie Klein oggi” ho pensato subito al “Leggere creativo” di T. Ogden.
Ecco, ho pensato, Melanie Klein è uno di quegli autori che vanno letti e riletti “creativamente”.
Ma che cosa è la “lettura creativa?”, per Ogden e … per me, che ve ne parlo adesso?
Molte cose:
1 – E’ lasciarsi andare a quello che in ognuno di noi nasce dal testo, un qualcosa in più che nel testo non c’è, ma che il testo ci ispira; come quando, leggendo, ci fermiamo magari a mezzo di una frase e involontariamente di là partono tutta una serie di evocazioni associative che aggiungono al testo o che dal testo vengono chiarite e arricchite (“… ecco! Proprio come quando il paziente X …”; “… ma allora non potrebbe essere che il concetto di …?”).
2 – Ma è anche cercare di lasciarsi andare al testo, a quello che l’autore vuol dire nella sua interezza, al suo mondo, al suo significato, alla sua propria creatività; quindi alla sua novità per noi, frenando le obiezioni incredule e immediatamente critiche.
Questo può far si che il testo ci “metta di fronte ad una prospettiva su noi stessi” (dice Ogden, 2012, p.3) che ci risulta nuova, eventualmente inquietante, “straniera”, uno “straniero in noi”. Melanie Klein è maestra in questo.
3 – Una terza modalità è assai interessante, ed è essa stessa creativa, dal punto di vista dello sviluppo del pensiero. E’ quella che è aperta a cogliere l’implicito, i prodromi dello sviluppo futuro; quello che l’autore “sa, ma non sa di sapere” (dice Ogden, p.5), quello verso cui sta andando la sua speculazione ma che non vede ancora chiaramente e, aggiungerei, quello che probabilmente non avrebbe potuto essere stato pensato successivamente senza quei passaggi, quelle premesse.      
4 – In fine, personalmente, aggiungerei un’altra modalità che penso propria di una lettura creativa. Quella che si lascia stimolare dagli elementi che sentiamo pregnanti, convincenti, nuovi e che è capace di lasciare andare, senza incaponircisi, quello che invece ci appare non convincente o ormai obsoleto; senza che, per questo, il corpo totale dell’autore o dello scritto ne venga minato globalmente. Questa è una qualità eminentemente propria di un pensiero libero, tollerante e direi (non ci sorprenda!) di una posizione depressiva elaborata, dell’invidia addomesticata.
Anne Alvarez è, a mio parere, uno degli psicoanalisti e degli autori contemporanei che di Melanie Klein ha fatto maggiormente una lettura personale ed un uso creativo. Sulla stessa linea mi pare di Tonia Cancrini, che sente Klein come analista dell’amore, più che dell’odio e della distruttività (certo non sottovalutati).
Anne ha coniugato anche Klein ad una lettura “creativa” di Bion: basta pensare all’uso che ella fa della “Teoria del pensare” per quello che riguarda la lettura, dall’interno della realtà psichica, anche della realtà esterna e traumatica o/e drammaticamente deprivante (e la sua elaborazione clinica). Basta pensare ed è un ulteriore passo, nell’ultimo suo libro Un cuore che pensa, al capitolo su “Ruolo paritario di piacere e frustrazione nello sviluppo del senso di realtà”, e cioè del pensare.
In questo capitolo (incredibile dictu e delizioso da incontrare) fa osservare che forse Bion non ha sufficientemente tenuto in conto l’enfasi di Klein sulla forza che egli impulsi libidici e l’oggetto ideale rappresentano, nello sviluppo e nella clinica, per l’integrazione e per il superamento della persecuzione.
Mi fermo qua.
Come lavoriamo oggi (al giorno d’oggi) con Melanie Klein? Ne avremo un esempio questo pomeriggio con il lavoro clinico di Mirella Galeota e il commento ad esso di Anne Alvarez
Queste mie considerazioni avranno avuto un senso ed una utilità se potranno contribuire ad ascoltarle in uno stato mentale di … lettura creativa.  
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