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L'IMPRONTA DI NICOLA PERROTTI ALLE ORIGINI DELLA PRIMA SEZIONE ROMANA DELL ISTITUTO NAZIONALE DEL TRAINING

Maria Adelaide Lupinacci (1)

E' con grande piacere che ho accettato l'invito del dott. Bonfiglio a parlare in occasione dell'apertura di questo anno seminariale. Con uguale piacere mi associo a lui nel dare il benvenuto ai Candidati del primo anno, ed il ben tornato ai Candidati degli altri anni ed ai colleghi Docenti.
Particolarmente adatta a questo saluto mi sembra la rievocazione della figura di Nicola Perrotti, del suo spirito, del suo pensiero, della sua opera che sono all origine della Prima Sezione Romana dell Istituto Nazionale del Training.
Forse non molti sanno o ricordano che la Prima Sezione Romana ha ottenuto questo appellativo, che la distingue dalla Seconda, per un puro gioco della dea bendata, come risultato di un sorteggio. Precedentemente, la Prima Sezione era conosciuta come l'Istituto di Psicoanalisi di via Salaria e la seconda come l'Istituto di Lungotevere delle Navi, in riferimento alle loro prime sedi. Non c'era infatti, dagli inizi della vita della SPI fino agli anni novanta, un Istituto Nazionale unificato come oggi lo conosciamo. La formazione degli analisti SPI, riconosciuti dall'IPA si svolgeva a Roma ed a Milano in modo relativamente autonomo. L'unità era databdallo Statuto e Regolamento SPI sul training e un certo coordinamento era assicurato da una sorta di Assemblea generale dei didatti e da un Comitato più ristretto che si riunivano periodicamente.
La psicoanalisi era nel dopoguerra una scienza recente in Italia; la formazione dei nuovi analisti, ancora in fase artigianale, era anche più libera nel senso che era meno burocratizzata e più spazio era dato ai filoni di ricerca specifici dei singoli Istituti e dei singoli docenti.
All'origine degli Istituti di formazione c'erano stati Cesare Musatti a Milano, Nicola Pernotti ed Emilio Servadio a Roma. Essi erano, insieme ad Alessandra Tomasi di Lampedusa che viveva e lavorava in Sicilia, gli analisti di maggior spicco che si erano formati intorno al triestino Edoardo Weiss il quale, analizzato da Federn e Freud aveva, in diretto collegamento col pensiero freudiano, fondato nel 32 la SPI e la Rivista italiana di Psicoanalisi a Roma.
A loro si deve lo sviluppo della Psicoanalisi in Italia ed intorno ad essi si erano naturalmente riuniti quanti, medici, psichiatri, persone di cultura, si interessavano alle nuove sconvolgenti scoperte di Freud. Perrotti aveva fatto l'analisi con lo stesso Weiss e pubblicato il suo primo lavoro La suggestione nel '32, sul primo numero della Rivista. Questo articolo era stato notato ed apprezzato da Freud.
Ma le personalità, gli interessi culturali psicoanalitici, la stessa formazione di base di Perrotti e di Servadio erano troppo forti ed insieme differenti per potere convivere in un area così delicata, cruciale e potenzialmente carica di emotività, ma proprio per questo bisognosa di serenità, come è il training. Così agli inizi degli anni '50 essi, insieme ai loro più stretti collaboratori, si divisero per quanto atteneva alla formazione. Perrotti fondò l'Istituto di Psicoanalisi con sede in via Salaria e ne rimase la vera anima fino alla sua morte nel 70.
Da qui dunque la esistenza dei due Istituti, che si è conservata nel tempo ed è rispecchiata dalla esistenza dei due Centri romani. Da qui un aroma di diversità che sta diventando nel tempo in verità più sfumata, mentre più frequenti sono le occasioni di iniziative comuni. Ma le diversità non sono in sé negative, se non sono eccessive o radicalizzate;sono appunto alla base delle identità, del dialogo e del sentimento di libertà, concetto tanto caro al pensiero di Nicola Perrotti.
E appunto Nicola Perrotti che vogliamo ricordare, il Professore come veniva comunemente chiamato. Applicato a lui questo titolo perdeva completamente ogni aura accademica e professorale e acquistava un senso insieme familiare e di riconosciuta tranquilla autorità.
Quest'anno ricorrono 110 anni dalla sua nascita. Era nato a Penne in Abruzzo il 1897 ed alla sua terra era rimasto legatissimo. La sua passione e la sua sensibilità per la vita e per l'uomo nella sua totalità, si era espressa già nella scelta della professione medica. Era un abile medico, nel senso più antico del termine, cioè della medicina intesa come visione totale dell'uomo in quanto unità inscindibile di spirito e corpo. Si diceva che anche da analista affermato, ci fosse chi continuava a considerarlo il proprio medico di fiducia e a farsi curare da lui. La psicoanalisi era diventata per lui il naturale completamento di conoscenza e di cura. La stessa passione si era coerentemente manifestata anche in una coscienza politica e sociale che lo aveva portato fin dagli anni venti all'impegno politico attivo, scegliendo la via del socialismo, militando nell'antifascismo, partecipando poi con pensiero (un pensiero informato alla psicoanalisi) ed azione agli anni della ricostruzione (deputato, Alto commissario per l'Igiene e Sanità, promotore della formazione psicologica degli assistenti sociali ecc.).
I suoi scritti di psicologia sociale, antropologia ecc. di quegli anni, molto ascoltati anche all estero, riflettono fra l'altro sulla situazione italiana ed internazionale, cercano di cogliere gli intrecci fra la psicologia individuale, collettiva ed il momento storico. In tutti, mentre vengono evidenziati gli aspetti creativi, libidici e vitali dell essere umano, c'è sempre una grande attenzione alle cause di infelicità interna/nevrotica ed esterna/sociale (fame e paura, le sperequazioni sociali, l'umiliazione della sconfitta, gli spezzati legami affettivi collettivi con il corteo di individualismo affaristico e di passività ed apatia in cerca di assistenzialismo). Era sempre attento e rigoroso nell'individuare nelle dinamiche affettive inconsce la radice di convinzioni e comportamenti apparentemente razionali, di specifiche situazioni sociali. Qualche titolo: Psicoanalisi delle nostre opinioni, La fobia del comunismo come simbolo dell'irruzione dell'Es, La tensione internazionale, La psicologia dello sport, Psicologia individuale e psicologia collettiva, Problemi psicologici del popolo italiano. Quest'ultimo lavoro (del '47), presentato prima in Olanda (Convegno Internazionale dei Servizi Sociali), poi anche in ambiente psicoanalitico francese, suscitò una interessante discussione. Vorrei citare in particolare dalla discussione seguita alla presentazione di questo testo una battuta di risposta del Professore che ho trovato straordinaria per sensibilità, profondità e semplicità. Alla F. Dolto (psicoanalista infantile!) che si stupiva che i bambini orfani di guerra o provenienti da famiglie dissestate messi negli istituti di rieducazione evolvessero meno bene di quelli rimasti liberi, Perrotti rispose che l'esperienza aveva dimostrato che i bambini possono sopportare tutto (scene di violenza, privazioni, bombardamenti) eccetto l'essere sradicati dall'ambiente familiare (Perrotti, 1947, in L'Io legato e la libertà, pag. 138). Quando ho letto questa risposta mi è tornata alla mente in un lampo un ricordo personale del Professore. Giovane Candidata gli raccontavo di una mia paziente sposata, la quale si stava separando, che mi aveva chiesto di incontrare suo marito perchè egli voleva sapere da me se la moglie (la mia paziente) fosse in grado di tenere con sé i loro due figli piccoli. Io mi sentivo alquanto bloccata da problemi di setting e di neutralità. Perrotti mi incoraggiò ad incontrare il marito e mi suggerì di chiedergli se pensava che ci fosse qualcuno che si poteva occupare dei bambini come la mamma, che potesse essere proprio come lei per loro. Quel signore rispose sinceramente di no e lasciò i bambini con la madre: il tempo diede ragione al Professore.
Nel 1948 Perrotti aveva fondato la rivista Psiche, per aprire la cultura italiana a un ampio dialogo con la psicoanalisi e ridare agli analisti italiani un luogo dove potersi esprimere, dato che nel '36 la censura fascista aveva fatto chiudere la neonata Rivista di Psicoanalisi. Questa rivista ospitava anche articoli di analisti stranieri del calibro di Winnicott, di Greemberg e altri, insieme a lavori di psicoanalisi applicata ai diversi settori della vita. Così Psiche in quegli anni ebbe un ruolo molto importante nel panorama psicoanalitico italiano dato che solo nel 1955 la SPI aveva ripreso la pubblicazione della Rivista. La pubblicazione di Psiche, interrottasi con la morte di Nicola Perrotti, è stata poi ripresa da suo figlio Paolo, analista con funzioni di training dell'Istituto, la cui recente scomparsa ci ha così rattristato.
Impegno per la psicoanalisi ed impegno sociale dunque, entrambi espressione di una profonda tensione etica, quella tensione che porta ad un impegno concreto nel perseguire quanto dettato dalle proprie intime e sincere convinzioni, intese per Perrotti come modi per rimuovere le cause personali e sociali del bisogno, della depressione e della nevrosi, per rendere tutti liberi di seguire il proprio destino interiore (N. Perrotti, ibid., pag. 136).
In questa frase c'è in nuce ed in estrema sintesi la matrice degli interessi, della ricerca e dell'insegnamento di Perrotti: la forza della convinzione con cui le dinamiche della vita psichica inconscia, con la sua energia propulsiva vitale, si era presentata a lui; la concezione dell'Io, come nucleo e ricchezza originari dello spirito esistente in ogni individuo da scoprire, rispettare, promuovere, sviluppare.
Così i principi fondanti la psicoanalisi l esistenza di un inconscio psichico, di un dinamismo dei fatti psichici e del loro assoluto determinismo la vita psichica orientata dall affettività (Perrotti N., 1932, ibid., pag. 26), sono sentiti come quelli che possono dare autentica conoscenza e insieme autentica libertà e sono alla base del rigoroso metodo di ricerca da lui applicato alla teoria e alla clinica, e trasmessi con arte in un training rigoroso.
Seguiti appassionatamente questi temi sono anche appassionatamente difesi. Passione nel senso bioniano del termine, di una emozione sperimentata con intensità e calore, sebbene ciò non debba affatto suggerire violenza (Bion, Gli elementi della psicoanalisi, p.21).
Sono per altro molto divertenti gli infuocati articoli, puntuali ma assai puntuti ed ironici, scritti in polemica con il filosofo idealista De Ruggero, in difesa delle nuove scoperte di Freud. Per me che l'ho conosciuto come un piccolo signore asciutto, dai capelli brizzolati, lo sguardo incuriosito ed acuto, il sorriso incoraggiante e solo bonariamente ironico, sembra incredibile la forza della vis polemica di quegli articoli.
L'inconscio dunque, concetto fondamentale della psicoanalisi: tema tanto attuale quanto sempre discusso. L'ultimo numero di Psiche (l'attuale rivista è l'erede di quella fondata da Nicola Perrotti), si intitola appunto Chi ha paura dell inconscio?.
Acutamente nel suo Editoriale Lorena Preta osserva che la psicoanalisi, che è stata ai suoi esordi portatrice di una visione dell individuo e dei rapporti interpersonali che rompeva con il conformismo e con le idee imperanti dell epoca, viene ora di nuovo a trovarsi in posizione di rottura rispetto a certe attuali correnti culturali (che secondo me tendono a volte anch esse ad imporsi in modo conformistico), le quali rifiutano definizioni ed interpretazioni, considerate patologizzanti, mal sopportando in oltre l'introduzione della problematica riguardante il senso del limite e della finitudine, una delle chiavi basilari di descrizioni delle vicende psichiche e nucleo fondante la dimensione etica , finendo paradossalmente per vedere nella psicoanalisi stessa una nuova forma di repressione (Lorena Preta, Editoriale, Psiche, 1, 2007, p. 8).
La psicoanalisi, il concetto di inconscio: fattori di liberazione o di repressione? Un dibattito che avrebbe certo divertito Perrotti. Vorrei ora ricordare qualche tema dal suo pensiero più strettamente psicoanalitico: il controtransfert, la psicologia della musica, la responsabilità e la colpa, l'aggressività, la psicosomatica, la personalità dell analista, la psicologia dei gruppi, la suggestione. In alcuni sorprende quanto al rigore metapsicologico freudiano si coniuga la capacità di porsi da un vertice altro, innovativo ed attuale; in molti si trova una risonanza con interessi che hanno continuato ad essere seguiti ed ampliati dai colleghi del nostro
Istituto e del nostro Centro. Un clima, delle matrici comuni di pensiero che ritornano, come nelle parole di T. Cancrini nella Intervista sulla storia del Centro, a cura di Emanuela Quagliata. La suggestione è non solo puntualmente studiata sul piano metapsicologico ed accuratamente distinta, in quanto manipolativa ed illusoria, dalla psicoanalisi, ma è anche riconosciuta nei suoi aspetti normali e quotidiani e sorprendentemente vista come una modalità primitiva ed affettiva di comunicare fra gli uomini, e di comunicare un pensiero che procede per immagini .un suggerire (suggerire per immagini: non ci sentite come un presentimento di identificazione proiettiva?).
Nell articolo La psicoanalisi e la medicina psicosomatica del 1956, in cui considera ormai superata la concezione dualistica dell anima e del corpo, Perrotti osserva acutamente che tuttavia anche Freud era, per certi aspetti e per un certo tempo, rimasto vincolato a questa dicotomia, ed ha queste straordinarie, attualissime parole: Nella sua di Freud concezione della conversione isterica, è sottinteso che un conflitto psichico rimosso si converte e si esprime attraverso un sintomo somatico. Ma la possibilità di trasformazione dallo psichico al somatico e viceversa dal somatico allo psichico attraverso l''interpretazione, comunque presuppone una nozione dualistica, separata dei due ordini di fenomeni. In realtà dice Perrotti - non vi è conversione, bensì la riattivazione di alcuni processi di indifferenziazione primitiva una regressione a stadi primordiali di organizzazione, là dove le funzioni fisiologiche e le manifestazioni affettive primarie sono indifferenziate (pag. 246). Il pensiero corre a Melanie Klein, a E. Bick, a Winnicott, a Bion, ma anche al fatto che una speciale sensibilità ed uno spirito di ricerca sull unità mente corpo e sui livelli primitivi della mente è sempre stata una nostra caratteristica. Una altra linea di ricerca e, per l'epoca, di pensiero originale, riguarda la struttura dell'Io, sempre più considerato come espressione complessa della personalità, inteso piuttosto come Self; le scissioni in seno all'Io, il sentimento di responsabilità e di colpa, il sentimento di libertà come bisogno di sentirsi autore delle proprie azioni e della propria vita, che in perenne conflitto con il fatto reale di essere e sentirsi dipendenti dall ambiente esterno, dall Es e dal Super-Io...spinge l'uomo, per superarlo, alla creatività, a creare soluzioni nuove e sempre più elaborate ai problemi che sono posti dalla umana esistenza.
Di questa linea di pensiero è espressione uno dei più notevoli lavori di Nicola Perrotti, il Contributo allo studio della depersonalizzazione , relazione presentata al congresso degli psicoanalisti di lingue romanze nel '60, che ebbe risonanza nazionale ed internazionale.
Nell'interesse per i Sé molti di noi l hanno seguito, chi secondo la linea di pensiero di Kohut, chi di Winnicott, chi di Melanie Klein. In Istituto da sempre del resto, si respirava un clima culturale aperto ed in contatto con gli ambienti psicoanalitici internazionali: analisti stranieri venivano invitati a parlare ed i loro interventi o articoli pubblicati su Psiche.; i candidati erano incoraggiati a fare domande, esporre vignette cliniche.
Inizialmente il dialogo era più stretto con la psicoanalisi francese, ma le nuove idee di Melanie Klein suscitarono rapidamente molto interesse nel Professore, il quale ne avvertiva tutta la novità ed il dinamismo, in particolare per il problema dell'aggressività, dei meccanismi di scissione nell'Io e per il lavoro con i bambini e sui livelli primitivi. Perrotti incoraggiò e sostenne Adda Corti, che aveva fatto l'analisi con lui, ad andare a Londra per fare un training in analisi infantile con il gruppo kleiniano della British Society. Al suo ritorno in Italia e nel nostro Istituto la dottoressa Corti è stata insieme ad altri che avevano successivamente fatto lo stesso faticoso, entusiasmante percorso, (Lussana, Generali Clemens, Morra) una animatrice fondamentale della psicoanalisi infantile in Italia.
Nel Perrotti clinico colpiva lo straordinario intuito, il modo schietto di esprimersi e insieme la sensibilità, il grande garbo, il rispetto con cui parlava al paziente e dei pazienti. E la clinica aveva un posto fondamentale nel suo insegnamento diretto, nella impostazione dell Istituto, nei suoi scritti. Soleva tenere ai Candidati un seminario di supervisione di gruppo che all'epoca, per quanto ne so, era una cosa piuttosto insolita. Vi ho partecipato anche io a suo tempo e la ricordo come una esperienza molto bella. Era una occasione in cui i Candidati erano incoraggiati a discutere fra di loro (non solo assumendo informazioni nella asimmetria della relazione con i docenti) e quindi a riflettere, accostando lo studio teorico alla realtà viva del paziente.
Per Nicola Perrotti il radicamento nella clinica aveva il senso del rigore scientifico delle moderne scienze sperimentali, basate sull osservazione e nel confronto continuo con l'esperienza, contro ogni dogmatismo teorico, lontano da astrazioni intellettualistiche auto-referenziali.
Vorrei terminare con una citazione da una delle lezioni introduttive ai Seminari che Nicola Perrotti soleva tenere ogni anno ai Candidati ed all'Istituto riunito.  La lezione, La personalità dell analista del 1964, che varrebbe veramente la pena di conoscere tutta, contiene queste parole: La prima e più importante qualità personale di uno psicoanalista è di avere una grande curiosità per quanto concerne la psiche umana. Dietro a questo bisogno di conoscere l'animo altrui è sottintesa una curiosità di conoscere il proprio animo, le proprie tendenze, le proprie inibizioni, le proprie possibilità attuazione moderna dell'antico moto socratico conosci te stesso.

(1) Letto il 21 Settembre 2007 all'inaugurazione dell'anno seminariale della Prima Sezione Romana dell'Istituto Nazionale di Training.

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