1. Apertura dei lavori.
David Ventura apre la mattinata scientifica intercentri presentando i relatori e ringraziando i presenti per l’ampia partecipazione, a dimostrazione di quanto Francesco Corrao sia stato una figura significativa e di spicco della psicoanalisi italiana e internazionale, individuale e di gruppo.
Per avvicinare la persona e l’intellettuale Francesco Corrao, viene presentato e proiettato un breve filmato di archivio, sul prestigioso psicoanalista, da Rai Teche montato a Cura di Giuseppe Riefolo e Paolo Boccara.
Dopo il filmato, nel suo intervento, David Ventura ringrazia Lorena Preta per aver curato la nuova edizione, per Jaka Book, del libro Mito Passione e Memoria. Modelli Psicoanalitici, che raccoglie alcune lezioni tenute da Francesco Corrao presso la Facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, nel 1992 e traccia un excursus del percorso psicoanalitico di Corrao, in particolare modo si sofferma sull’incontro con il filosofo Gino Ferretti che lo introdusse al pensiero immaginifico gruppale e con Wilfred Bion, conosciuto alla fine degli anni ‘50 in un congresso a Parigi. Dobbiamo infatti a questo incontro la successiva diffusione in Italia del pensiero dell’illustre psicoanalista britannico. Ventura si sente debitore nei confronti di Corrao nel modo di esercitare il metodo psicoanalitico e si rammarica di non aver conosciuto di persona il maestro dei suoi maestri; tuttavia, ha respirato il suo pensiero attraverso coloro che lo hanno conosciuto e hanno saputo trasmetterlo. In conclusione, passa la parola a Maurizio Balsamo, che ha condiviso con Corrao parte del suo percorso formativo di psicoanalista. Balsamo ricorda quanto il tema della costruzione come organizzazione della mente come rapporto con la realtà e come rapporto con l’esperienza clinica e conoscitiva, fosse al centro della teorizzazione di Francesco Corrao; il che ci pone il problema della costruzione dei modelli psicoanalitici che non corrispondono esattamente alla realtà incontrata, ma sono appunto delle modellizzazioni della realtà. La costruzione è un modello, è una modellizzazione che di fatto si scontrerà prima o poi con il reale: la “roccia” di Freud non come evento da evitare, ma come evento inevitabile che si incontra. Secondo Balsamo il testo di Corrao anticipa molte delle questioni che risulteranno nella psicoanalisi successiva e a noi contemporanea. Una di queste questioni è l’idea di costruzione come un montaggio di scene, i mitologhemi, gli elementi del mito, che possono essere scomposti e riordinati in un’altra sequenza e quel riordinamento della sequenza in un altro ordine determina una concettualizzazione diversa. La costruzione in termini di montaggio ha un grande vantaggio in termini teorico clinici perché permette di riconoscere una certa arbitrarietà soggettiva nell’atto della costruzione. In fine Maurizio Balsamo ringrazia Lorena Preta; il suo contributo ha reso possibile questa inedita giornata che ha consentito la partecipazione di Mauro Ceruti filosofo di chiara fama, amico e profondo conoscitore ed estimatore del pensiero di Corrao.
2. Testimonianze: Cono Aldo Barnà, Antonio Braconaro.
Cono Aldo Barnà ringrazia David Ventura e Maurizio Balsamo per l’organizzazione della giornata, Mauro Ceruti per la sua presenza, e ringraziando Lorena Preta sottolinea l’importanza della riedizione di quest’opera piuttosto importante di Francesco Corrao e ricorda quanto questo libro abbia segnato una tappa significativa nella trasmissione del suo pensiero per le ricche prospettive di studio che esso continua a suggerire e per la profondità e attualità delle sue intuizioni. Nonostante il dichiarato ed esplicito grande interesse per le originali e creative formulazioni epistemiche di Corrao l’intervento di Barnà si focalizza più sulla storia, il profilo e la personalità di questo elegante maestro di psicoanalisi e sull’incontro con lui avvenuto a Roma negli anni ‘70 presso lo storico Istituto di Psicoanalisi Via Salaria 237 e presso il gruppo A del Pollaiolo condotto da Claudio Neri, a casa sua. Barnà ricorda anche il fermento e impegno politico e il cambiamento socio culturale di quegli anni intorno alla figura di Basaglia e all’esperienza di superamento dell’ospedale psichiatrico. In quegli anni insieme con i colleghi Bonfiglio, de Toffoli e Palmieri cercarono di creare una interlocuzione dialettica, che Corrao accolse con disponibile e aperta curiosità, tra la Società Psicoanalitica Italiana e Psichiatra Democratica, auspicio che però non diede i frutti sperati. Cono Aldo Barnà conclude il suo intervento ricordando come il paradigma della complessità proposto da Corrao cercasse il superamento del riduzionismo, ancora oggi, incisivo in tanta psicoanalisi.
Segue la testimonianza di Antonio Braconaro allievo della generazione successiva a quella del Pollaiolo, che riunitasi intorno ai seminari della cattedra di Teoria e Tecniche delle Dinamiche di Gruppo di Claudio Neri fu la prima a iscriversi alla allora nascente e riconosciuta dal Miur Scuola di Specializzazioni in Psicoanalisi di Gruppo dell’IIPG. Ricorda un seminario tenuto da Francesco Corrao all’IIPG in una atmosfera straordinariamente ricca di emozioni intense e sfaccettate, e di figurazioni- la pigna e i girasoli- che non sono solo immagini, ma eventi di pensiero, atti conoscitivi mossi dalla curiosità per l’ignoto capaci di generare senso, rêverie.
Il pensare di Corrao, come ricorda Braconaro era un atto conoscitivo capace di attivare un campo di pensiero, che potenzialmente ne genera altro, epinoesis. La conoscenza non è un processo lineare o a circuito chiuso, ma un processo emergente, creativo, aperto e insaturo; vivo e teso alla formulazione di nuove domande.
Entrambi gli interventi sono stati caratterizzati da un clima di autentica partecipazione emotiva. La dimensione sentimentale ed affettiva non solo intellettuale e teorico-concettuale, ha permesso a ognuno dei due relatori di poter esporre il proprio personale ricordo di Francesco Corrao.
3. Lectio Magistralis: Mauro Certi
Mauro Ceruti, ringrazia per la generosa presentazione e per l’umana accoglienza ricevuta, che contraddistingue tutti gli incontri importanti della sua vita. Ricorda di aver conosciuto Francesco Corrao quarant’anni fa grazie a Lorena Preta ed è stato per lui un incontro folgorante. Un incontro che è coinciso con la formazione, a metà degli anni ’80, di una comunità intellettuale transdisciplinare e transnazionale. Afferma di aver ascoltato tutti gli interventi con profonda emozione e che non gli era mai capitato di ascoltare la presentazione dell’epistemologia della complessità con tanta precisione, profondità e intensità e con un linguaggio narrativo, intellettuale così sensibile, umano e umanistico. Pone l’attenzione su quanto siamo circondati da barbarie che ci definiscono sempre più come una specie biologica potenzialmente suicida. Questo potenziale suicida dell’umanità sta aleggiando anche se tutto viene rimosso, come per esempio il modo di parlare dell’uso dell’arma nucleare come se fosse una simulazione o un gioco di ruolo. Le rivoluzioni artistiche, scientifiche ed epistemologiche del ‘900 gettano luci ed ombre sulle potenzialità del genere umano e la parola chiave di questa rivoluzione del secolo scorso che ha radicalmente cambiato la visione del mondo, è la parola complessità dal latino complexus - intrecciare più volte. Da cui l’ossimoro di unitas multiplex, unità molteplice dell’identità. Una rivoluzione che ha messo in crisi il riduzionismo meccanicistico e ha spostato l’accento sull’ evoluzionismo complesso. Ed è in questo contesto culturale di nuovo paradigma scientifico-culturale che si delinea l’idea di costruzionismo radicale abbracciata da Francesco Corrao. L’intervento di Ceruti vuole rappresentare un’idea molto precisa di epistemologia della complessità espressa da Corrao così bene nel primo capitolo del testo intitolato Epistemologia: la vita è cognizione. Ciò non vuole ridurre il mentale al biologico, ma al contrario pone il problema della conoscenza in un modello nuovo di paradigma diretto a superare le molteplici dicotomie che hanno caratterizzato il pensiero epistemologico e scientifico classico: soggetto/oggetto, cultura/natura; corpo/mente. Il nuovo paradigma dell’epistemologia moderna, quindi, vede la conoscenza non come rappresentazione del mondo, ma come costruzione di mondi. La conoscenza nel cotsruzionismo radicale non è più pensata come corrispondenza rappresentazionale, ma come co-costruzione nei termini molto nuovi di una compatibilità dinamica, da cui Corrao deriva la sua concezione di modellizzazione: è il sistema vivente stesso che definisce la sua struttura autoregolandosi, una circolarità ricorsiva auto ed eco organizzatrice in cui il sistema costruisce se stesso e simboli. Le scienze dalla complessità delineano l’idea di una storia naturale delle possibilità ovvero l’universo del possibile.
Una rivoluzione non solo epistemologia, ma ontologica; l’universo del possibile si genera continuamente in modo imprevedibile ed incontrollabile; l’emergenza del possibile non controllabile a priori nell’unità del molteplice che si intreccia infinite volte nel tempo di cui fa parte l’osservatore stesso, come in un quadro di Escher, partecipe della co-costruzione dell’emergenza continua. Ciascuno di noi costruisce il modo di cui fa esperienza in modo involontario, inconscio. Ceruti conclude il suo intervento sottolineando la lucidità straordinaria con cui Francesco Corrao ha proposto il cambiamento di paradigma non solo psicoanalitico ma filosofico ponendo le basi concettuali della epistemologia moderna.
4. Mito, Passione, Memoria: Lorena Preta
L’intervento di Lorena Preta si focalizza sulle trasformazioni epistemologiche cuore del pensiero di Francesco Corrao e sulle battaglie epistemologiche che hanno segnato un’epoca intellettuale e culturale che non trovano una esatta corrispondenza nell’epoca contemporanea che è piuttosto caratterizzata, come vediamo, da battaglie ideologiche. Nella Passione di Corrao c’era un discorso sempre teso a dimostrare come anche nelle varie concettualizzazioni psicoanalitiche non si potesse, e non si possa, fare a meno di continue trasformazioni. Era una visione della psicoanalisi, ma anche dell’esistenza umana che aveva anche fare continuamente, naturalmente e necessariamente con il pensare: pensare, all’interno di regole trasformative, era per Francesco Corrao cibo per la mente. Il titolo del libro Mito, Passione, Memoria, Modelli Psicoanalitici, è un manifesto del pensiero di Corrao, ma anche di Wilfred Bion (Mito, Passione, Senso). Corrao parla di Memoria e non di senso che lui intendeva come una memoria in divenire e in continua trasformazione. Il Mito si sposta dalla concezione edipica a quella dionisiaca della realtà psichica non solo individuale ma anche gruppale. Secondo Corrao il mito dionisiaco per un cambiamento antropologico era più inerente a rappresentare la contemporaneità e rinterpretare i mitologhemi non più come mito dell’uomo colpevole, ma come mito dell’uomo dionisiaco violento, orgiastico e tecnologico. Il riferimento ad un’indagine mitologica rilancia la capacità mitopoietica del soggetto nel momento in cui conosce, il che implica una responsabilità di ricostruire e ridefinire i vincoli rispetto a quello che può essere l’oggetto della sua conoscenza. Secondo Preta in questo libro in particolare Corrao mette in luce il salto epistemologico che Freud ha fatto usando uno scarto, il sogno, come portatore di significato e come modello investigativo, che diventa da quel momento il principale strumento, il più adeguato a descrivere la situazione clinica. Anche il gioco secondo Corrao era un ulteriore strumento conoscitivo di cognizioni in evoluzione, un ulteriore paradigma della conoscenza. In conclusione, Lorena Preta afferma che il discorso sulla conoscenza epistemologica è un discorso etico nella misura in cui, secondo Corrao, l’etica è una funzione della mente quindi non qualcosa che risiede al di fuori del soggetto, nella cultura e/o nella società, ma un principio organizzatore della esperienza interna ed esterna che favorisce la conoscenza e il pensiero. Dunque, umanizzare la modernità e pensare l’umanità, oggi, vorrebbe dire recuperare questa possibilità di pensare in modo pluriforme, pluralistico, usare il pensiero in un modo che tenga conto delle sfaccettature facendole giocare e interagire in modo produttivo. Di questa possibilità trasformativa e di questi immaginari soggettivi, sociali e culturali in continuo divenire era intriso il pensiero di Francesco Corrao.
5. Interventi dal pubblico.
Gli interventi dal pubblico sono stati caratterizzati da un clima ricco di commozione e autentica partecipazione. La dimensione emotiva ed affettiva non solo teorico-concettuale, ha permesso a ognuno dei partecipanti di poter esporre il proprio personale e affettuoso contributo conoscitivo su Francesco Corrao. In particolar modo viene espresso da persone al lui molto vicine tra le quali Alfredo Lombardozzi e Alessandro Bruni, come il suo pensiero riuscisse a far confluire nella psicoanalisi modelli epistemologici derivati da teorie della mente non psicoanalitiche. Un esempio in questo senso sono i numerosi riferimenti da parte di Corrao al pensiero di Gregory Bateson e a quello di Paul Watzlawick. per introdurre alla comprensione di quello che lui intendeva per costruttivismo radicale in epistemologia.
La stimolante mattinata è stata ricca di emozioni capaci di rigenerare il ricordo e l’immagine di un maestro, e per alcuni dei presenti anche di un amico, dal sapere suggestivo e immersivo.