Martedì, Agosto 14, 2018
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La nascita del Sé: processi neuro- biologici e sviluppo psichico del Sé

Giuseppe Moccia, 2018

Nella storia del pensiero psicoanalitico il concetto di Sé ha ricevuto differenti definizioni che hanno prodotto nel tempo una certa ambiguità nell’uso del termine sia in ambito teorico che clinico. Così nella psicoanalisi contemporanea coesistono versioni esperienziali e fenomenologiche del Sé, come coscienza o esperienza che la persona fa di sé stessa insieme ad altre che si riferiscono al Sé come ad una struttura interiore, un insieme organizzato di funzioni psichiche che lo rendono più simile all’ Io, agenzia psichica della rimozione, dell’adattamento e della regolazione fra pulsioni e mondo esterno. Si pensi alle differenze fra la nozione di Sé in Winnicott come vissuto di sé stessi, nascente “dalla potenzialità di sperimentare la continuità dell’essere” e dall’altra alla indeterminatezza del concetto in  Kohut, descritto ambiguamente a volte come fenomeno esperienziale, esperienza di coesione e continuità del Sé, altre come “contenuto dell’apparato psichico”,  “una struttura interna alla mente,  investita di energia istintuale” , o come Sé nucleare, un dato oggettivo della mente, un organizzatore dell’esperienza del Sé.

La confusione concettuale in parte risale all’uso ambivalente che lo stesso Freud fece del concetto di Io.  Il termine Io infatti è definito in Freud nel senso ristretto di sistema, particolare e circoscritto, in rapporto dinamico con le altre agenzie della psiche e con il mondo esterno ma altre volte appare come sinonimo di Sé, Gesamt Ich, come totalità della dimensione psichica di una persona, come sinonimo di personalità. Di conseguenza la mancanza di una precisa distinzione fra Io, Sé e personalità introduceva una certa incoerenza teorica nella teoria strutturale, cosicché, quando si impiegava il termine investimento narcisistico dell’Io (di contro a investimento dell’oggetto), apparivano fusi insieme due sistemi di identità opposte. Di qui la proposta di Hartmann di distinguere fra: “un Sé (la propria persona) in contrapposizione all’oggetto e un Io (come sottostruttura psichica) in contrapposizione alle altre sottostrutture della personalità, di differenziare l’investimento libidico del Sé, o rappresentazione del Sé, dall’investimento delle funzioni dell’Io, e di limitare esclusivamente al primo la definizione di narcisismo ((Hartmann, 1956, 143). 

Tuttavia il concetto di Sé si è anche rivelato una direttrice feconda nella comprensione delle patologie del narcisismo e del sentimento di Sé alle quali nel tempo si è estesa la nostra tradizionale divisione della patologia psichica in nevrosi e psicosi. Senza un concetto che facesse riferimento alle vicissitudini della esperienza di Sé e alla matrice intersoggettiva nella quale questa viene a strutturarsi era difficile comprendere le manifestazioni cliniche di quei pazienti che lamentavano vissuti di vuoto interno e di perdita di senso, sensazioni di non essere del tutto esistenti e agenti nel mondo, in modo coeso e continuativo nel mondo. Con questa evoluzione concettuale della psicoanalisi sulla nascita e lo sviluppo del Sé convergevano anche le osservazioni sul Sé evolutivo derivate dalla psicoanalisi dei bambini. Vale a dire le ipotesi su una soggettività preriflessiva primaria emergente dalla relazione di reciprocità innata del bambino e della madre come si evince dagli assunti di Winnicott relativi allo sviluppo del Sé:  “Il Sé centrale è la potenzialità ereditata di sperimentare la continuità dell’essere  e di acquisire una realtà psichica personale e uno schema corporeo personale  “…il Vero Sé non diventa una realtà vivente se non come conseguenza del ripetuto successo della madre nell’andare incontro al gesto spontaneo e all’allucinazione sensoriale del bambino” Concezione di una relazionalità primaria della formazione del Sé presente in tutta la scuola inglese delle relazioni d’oggetto (Klein, Bolwby, Guntrip, Fairbain) ma che aveva già trovato altrove una prima definizione nella nozione di ambiente medio prevedibile di Hartmann (Hartmann,1939): “ Fin dal primo giorno di vita  il neonato normale e il suo ambiente medio prevedibile sono adattati l’uno all’altro”.

Kohut in seguito assumerà la specificazione di Hartmann del narcisismo come investimento del Sé, rivedrà la teoria dell’evoluzione del narcisismo e attribuirà dapprima al Sé la dimensione soggettivo esperienziale dentro il concetto di Io arrivando poi ad assegnargli un ruolo centrale riferendolo a esperienze interne che non appartengono alla realtà fisica, ma a quella psicologica. Anche per Kohut la nascita del Sé ha origini intersoggettive ma con una marcata accezione narcisistico fusionale per la quale: Il bambino, il suo Sé nascente, si “aspetta” un ambiente empatico che sia sintonizzato con i suoi desideri-bisogni. L’oggetto-sé stabilisce allora un contatto tattile e/o vocale con il bambino e crea così delle condizioni che il bambino sperimenta, nel modo appropriato a questo stadio, come una fusione con l’oggetto-sé onnipotente.

E tuttavia come detto sopra egli mantiene indefinita la distinzione fra il Sé come struttura dell’apparato mentale e il Sé come agente esistenziale, un iniziatore dell’azione sostenuto dalla spinta del narcisismo indipendente.[1] 

 

La convergenza fra le osservazioni cliniche relative alla patologia del sentimento di Sé e le osservazioni sul comportamento del bambino piccolo hanno consentito quindi di ipotizzare l’esistenza precoce di un Sé neonatale preriflessivo e hanno nel contempo spostato la ricerca sulle vie attraverso le quali il senso di Sé arriva a divenire cosciente.

 

A partire dagli anni ’80 le ricerche empiriche sull’infanzia (Stern, Tronik) relative alla regolazione affettiva nella diade madre-bambino hanno portato rilevanti contributi sui processi di formazione del Sé in parte convergenti con le ricerche concettuali della psicoanalisi.

È stato dimostrato empiricamente che, più di quanto non supponessimo, i bambini hanno competenze innate, soggette a maturazione, che gli consentono di comprendere e interagire ai significati emotivi e alle intenzioni psichiche dell’altro. Già alla nascita il bambino è in possesso di una spinta a cercare l’interazione sociale e stimolazioni sensoriali, di distinguere e conservare in memoria le diverse esperienze affettive sulla base della piacevolezza dell’esperienza. Si potrebbe dire che è presente alla nascita una innata tendenza a cercare senso. Gli elementi di base della sincronizzazione madre-bambino, la cinetica, le informazioni relative alla superficie corporea e ai movimenti viscerali, in definitiva il modo in cui la madre sostiene il bambino, saranno le basi prelinguistiche della coesione corporea e del senso di continuità dell’esistenza, il substrato (memoria sensoriale) della vita affettiva, forse il più precoce registro poetico della vita umana e influenzeranno successivamente il linguaggio, nella sua dimensione simbolica e di azione. Tali scambi rappresentano l’esperienza corporea duale precoce, un’intercorporeità che precede l’uso della parola ed è alla base del successivo pensiero simbolico e metaforico.  Ma i genitori inoltre si armonizzano intuitivamente con il figlio anche attraverso attribuzioni di soggettività ai comportamenti e agli affetti del figlio, riconoscendogli loro significato e intenzionalità.La ripetizione dell’esperienza di sintonia intersoggettiva crea le basi di un primo senso emergente del Sé, un Sé precartesiano che sa di esistere ancor prima di sapere di pensare, vale a dire che precede la capacità di autocoscienza.  E saranno le tracce, le iscrizioni subsimboliche, le mappe di memoria di questi scambi intersoggettivi, degli stati affettivi delle sensazioni enterocettive e delle percezioni che diverranno nel tempo materiale simbolico e funzione riflessiva che darà forma all’espressione dell’idioma soggettivo, del successivo Sé soggettivo.

Vale la pena di ricordare come pur nelle differenze di oggetto e di metodo della ricerca, queste scoperte della Infant Research sono concordanti con il costrutto winnicottiano di rispecchiamento. Winnicott infatti, come si sa, ha descritto la creazione del soggetto nello spazio fra madre e bambino in una prospettiva simile e nel riferirsi alla relazione rispecchiante ha posto in evidenza la capacità della madre di vedere il figlio come il soggetto che sta per divenire “…la madre guarda il neonato...ciò che essa sembra è connesso a ciò che essa vede lì” e come ciò che il neonato vede nel volto della madre ”… è sé stesso” (Winnicott, 1971).

 

A questa ricerca sulle origini del Sé, ai suoi rapporti fra sensazioni corporee, stati affettivi, ambiente e coscienza le neuroscienze hanno portato nuovi contributi già verso fine degli anni novanta.

E sebbene la ricerca psicoanalitica si muova secondo una prospettiva che va dalla mente al corpo, come osservazione di modelli di funzionamento mentale paralleli ai modelli fisiologici (Freud, 1910) questi contributi hanno rilevanza per la psicoanalisi. Naturalmente non si tratta di ridurre la mente al cervello e nemmeno il contrario, quanto di predisporre un metodo di comparazione, secondo criteri di plausibilità e compatibilità, fra concetti psicoanalitici e osservazioni neuroscientifiche sul Sé. Ciò ha una influenza indiretta sulla psicoanalisi per come alimenta la nostra ricerca concettuale. Capire di più e meglio sull’origine di un determinato funzionamento cerebrale consente di capire meglio l’uso successivo che la mente può farne in seguito e questo contribuisce, nel nostro campo, alla ricerca sulle nostre osservazioni e sui concetti che ne derivano, facilitandone l’estensione dello spazio di significato come è accaduto in passato per la nostra teoria evolutiva e del narcisismo e come oggi sta accadendo con la teoria del funzionamento mentale implicito che apre le questioni relative al rapporto fra parola e azione o fra differenti rappresentazioni dell’esperienza corpo-oggetto.

 

Sulla base delle ricerche neuroscientifiche, delle osservazioni psicoanalitiche e delle ricerche sull’infanzia sappiamo che alla nascita alcune aree cerebrali e gli affetti da esse mediate sono molto più funzionanti di quanto pensassimo in passato e che il sistema nervoso centrale è già in grado di organizzare le esperienze corporee ed interpersonali. Sappiamo anche che il neonato è dotato di una potenzialità in attesa di attivazione, che gli stimoli sensoriali possono depositarsi in tracce mnestiche grazie alla funzione di stimoli interni ed esterni. I primi artefici della vita psichica sono le mappe di memoria della motricità e della somatosensorialità così che la qualità delle cure materne, la rêverie, trovano un filtro trasformante che è già là all’origine. Questo per dire che le prime forme di un sentimento implicito di sé, mediate da configurazioni neuronali sottocorticali mediali, in un campo che comprende l’organismo ed il suo ambiente sono molto più precoci di quanto pensassimo, e sono costituite da una forma di coscienza preriflessive che non è generata da alcuna riflessione o operazione cognitiva.

- I neuroscienziati si riferiscono ad esse come proto-sé (Damasio, 2010) o proto-coscienza affettiva (Solms e Panksepp, 2012). Il proto-sé deriverebbe dalla mappatura di quanto accade nel corpo, là dove mappatura indica “speciali immagini mentali del corpo”.

A questo seguirebbe l’emergere di sentimenti primordiali (lungo una scala che va dal piacere al dolore) anch’essi mediati a livello sotto-corticale.

Successivamente affiora il sé nucleare che riguarda l’azione e in particolare una relazione fra l’organismo e l’oggetto (“il sé nucleare si dispiega in una serie di immagini che descrivono un oggetto mentre esso impegna e modifica il proto-sé, compresi i suoi sentimenti primordiali). Infine il sé autobiografico inteso come conoscenza autobiografica sia del proprio passato sia delle aspettative future.

Il cervello dunque non comincia a costruire una mente a livello corticale ma nel tronco encefalico e solo alla fine del processo il sé nucleare ed il sé autobiografico arrivano a costruire un soggetto di conoscenza.

 

Northoff ha proposto di recente una serie di studi che mostrano come alcune regioni corticali localizzate nella linea mediana del cervello e perciò dette Strutture della Linea Mediana CMS sono coinvolte nei processi di autoriferimento, vale a dire che sono attivate da stimoli specifici per il Sé che risultano significativi sul piano personale ma non da altri stimoli non specifici, e che queste strutture sono integrate con processi sottocorticali che permettono il funzionamento di un sistema integrato della linea mediana corticale-sottocorticale.  Come interpretare questi dati? In un interessante capitolo del suo recente libro Neuropsychoanalysis in practice Northoff argomenta che i dati sono compatibili con una concezione psicoanalitica del Sé come struttura dinamica. Infatti la tendenza a pensare il Sé come formato da contenuti (Il proto-Sé da contenuti corporei, il Sé nucleare da contenuti mentali, il Sé autobiografico da contenuti autobiografici) facilita il rischio di una “neuronalizzazione del Sé” per la quale contenuti differenti sono associati a differenti regioni cerebrali. Al contrario la struttura corticale-subcorticale della linea mediana è pensata come un “network di regioni cerebrali “, un “sistema facilitante” piuttosto che come un “sistema esecutivo”, una unità funzionale che organizza e struttura il terreno sul quale possono essere processati stimoli lungo un gradiente che va dallo stimolo più riferito al Sé a quello meno specifico. Una struttura di integrazione e organizzazione per mezzo della quale il cervello può processare esperienze riferite al Sé e distinguerle da quelle relative a contenuti non specifici. Questi dati hanno una rilevanza per tutte le patologie della soggettivazione nelle quali l’esperienza di distinzione Sé-altro è spesso alterata con conseguenti angosce fusionali e di perdita del confine psichico. Ma di questo avremo senz’altro modo di parlare in questa giornata scientifica.

 

Report di Anatolia Salone su “La nascita del sé: processi neuro-biologici e sviluppo psichico del sé”. Incontro con Georg Northoff (24 febbraio 2018) Leggi Ora



[1] Definisco Sé nucleare la struttura che è la base del nostro sentimento di costituire un centro indipendente di iniziativa e di percezione, integrato con le nostre ambizioni e i nostri ideali centrali, e con l’esperienza che il nostro corpo e la nostra mente costituiscono un’unità spaziale e un continuum temporale

Lavoro presentatato nel corso della giornata organizzata da Centro di Psicoanalisi Romano, Centro Psicoanalitico di Roma, Commissione nazionale Psicoanalisi e Neuroscienze "La nascita del sé: processi neuro-biologici e sviluppo psichico del sé. Incontro con Georg Northoff (9 febbraio 2018)

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