“…dall’età dell’adolescenza quel concetto quasi impersonale
degli anni non gli era mai apparso come una realtà per sé stante”,
(Musil, 1931, 697)
Ascoltare il corpo
Alla fine compare la scritta che si tratta di una storia vera. Però il film parla di una storia comune di semplice rapporto di coppia, di due solitudini che cercano la possibilità di un riscontro nel partner. Io non mi sorprendo perché durante tutto il film ho pensato che si trattasse della storia personale del regista che ha la fortuna di poter fare un film dove raccontare la propria storia di chi era e di chi è adesso. Alex ha trovato la foto di quando Tess era alle olimpiadi nella squadra di pallavolo mentre si eleva da terra in un incredibile salto mentre sta per fare una schiacciata oltre la rete. Ne fa un quadro e lo mostra ai due figli e lo appende nell’appartamento dove ora vive da solo. I figli ne sono entusiasti come lui. Verso la fine del film, quando Alex e Tess hanno scoperto che possono riprendere a stare insieme, lui le mostra la foto del quadro appeso alla parete. Il film, per me, è tutto lì, nella reazione di Tess: “come hai potuto? Mi hai ferita! Guardami! Io non sono più quella! Ho smesso dopo che sono nati i bambini …”. Tu capisci cosa lei ti stia dicendo e lo capisci perché lo stesso processo ti riguarda. Non sai come e a chi raccontare quello che ti sta accadendo. Psicologi e psicoanalisti possono essere inclini a vedere il passo dell’età di mezzo come decadenza. Lo proponeva Freud (1922, 488) e poi Kout (1966, 108-9) con la metafora del cavallo che invecchia; poi altri psicoanalisti che lo vedono come una ferita narcisistica oppure una incapacità depressiva (Kernberg, 1980, 96). Ok, Alex tutto questo lo sa, ma lui sta cercando di essere riconosciuto per quello che è e Tess si sente ferita se vuoi continuare a vederla per quello che è stata, mentre vuole che capovolgi il quadro e la riconosci per come è ora. Potresti avere storie dopo che ti sei lasciato con Tess, ma invece, senza che nessuno lo sappia e nessuno ti riconosce, per fortuna vai a raccontare come ti senti in una stand-up commedy. Tutti pensano che sia finto, ma tu sai che è tutto vero e quello è l’unico modo per raccontarlo.
La trama delle associazioni libere
La dimensione della stand-up commedy è particolare e riguarda la stanza di analisi. Finalmente senti che lo puoi dire a qualcuno, ma quella condizione di pubblicità (Bion) ti garantisce al tempo stesso una dimensione di sufficiente anonimato ed intimità. Il pubblico è un interlocutore indistinto ed anonimo che ti restituisce una particolare dimensione di introspezione. Alcuni analisti la chiamerebbero una dimensione di fusionalità, una condizione relazionale dove “più che un dissolversi dei confini del Sé, si tratta di un loro estendersi” (Fonda, 2021, 143) e, grazie a questa dimensione, tu ti puoi riconoscere ferito e ti puoi finalmente presentare. Ho pensato che, come nella stanza di analisi, nei monologhi della stand-up commedy vi sono due vertici. Tu sai (senti) che quello che dici è vero e, proprio mentre lo racconti diventa reale, mentre prima di raccontarlo era solo la sensazione che qualcosa ti stava accadendo, ma non era stato ancora formulato (Stern, 2010), nel senso che non avevi ancora trovato un analista con cui condividere come ti senti. Infatti racconti puntualmente tutto quello che ti sta accadendo, a ruota libera senza una vera trama. E’ il pubblico - e tu stesso mentre lo racconti - che scopre che quel racconto ha una trama ed un senso. Una volta, come nella stanza di analisi, per puro caso ti trovi a parlare con Tess, perché, senza che tu lo sappia, lei entra casualmente nello scantinato dove tu ti stai esibendo. A me ha fatto pensare alla potenza delle libere associazioni che gli analisti suggeriscono ai loro pazienti e a se stessi nell’ascolto del paziente. Tu parli come se nessuno dovesse ascoltare quello che dici e, invece, proprio per questo hai l’esperienza di essere ascoltato per quello che non hai mai potuto dire. Nello scantinato della stand-up commedy scopri che sei solo: “quello che me lo ha fatto intuire è che vivo in un appartamento da solo e i miei figli non ci sono. Probabilmente è stato l’indizio più importante!”. Visto che finalmente ne stai parlando riesci anche a decidere (mettere in atto) che puoi trovare una soluzione concreta per superare quel dolore e puoi trovare altre donne, ma poi, davanti a quel pubblico, ti accorgi che è stata solo una ripetizione della tua storia. Mentre, finalmente, stai parlando a qualcun altro di quello che senti scopri che stai cercando una nuova storia con Tess, ma hai paura che “nuovo” sia sinonimo di “ripetizione”. Gli psicoanalisti sanno che non è così e che ripetizione – che pure è rassicurante – è quando il processo creativo si sospende e di Tess puoi solo riproporre all’infinito la sua immagine di quando era una grande atleta alle olimpiadi mentre tu e lei sentite che i processi vivi chiedono cambiamenti continui.
Mi ha fatto pensare (e sono tornato alla stanza di analisi) che, per comunicare intimamente ciò che senti, per un attimo deve mancare il soggetto reale e tu ci devi parlare creandolo per come senti ne hai bisogno. Una sorta di gioco dove “la finzione può essere mantenuta come un dominio di espressione emotiva perché non sembra equivalente alla realtà. Non è quello che è” (Benjamin, 2017, 204).
Nello scantinato della stanza di analisi.
All’inizio nel locale ci capiti per caso, perché non sai dove andare e alla festa dei tuoi figli sei bloccato in fondo alla sala, assente da tutto. Ti sembra esagerato e assurdo che si debba pagare per entrarci: “Perché lei non ha pagato 15 dollari?”. Non hai i soldi, ma alla fine riesci ad entrarci e ti trovi a presentarti a tanti sconosciuti facendo il gioco che loro debbano ascoltare come ti senti e sapere profondamente che quello che dici è vero, ma non debbano crederci!: “forse sto divorziando da moglie!”. Scopri che gli atri ridono della tua storia e, quindi se ne può parlare perché tu ti stati presentando secondo una raffinata modalità dissociativa: la verità ha il linguaggio della finzione e “quindi, facciamo un applauso per Alex Novak!”. Poi, tu sai che non ti stai separando da Tess perché c’è un’altra: solo ti stai separando perché improvvisamente ti scopri lontano da lei e senti che la parabola eccitante della vostra storia chiede trasformazioni: “Perché fai Stand-up?”; “perché sto divorziando!”; “L’hai tradita?” “No..”; “Non l’hai tradita e stai divorziando? Ah… bella stronzata!” Pure Balls, il tuo amico pure lui in crisi con Laird (quella che “ti confesso che ti odio perché tu mi somigli!”) è convinto che è così che ci si separa: “dai, dimmi, come si chiama? Con chi ti stai vedendo?”. Balls non riesce a capire che il problema non è il tradimento (questa, semmai avrebbe potuto essere la soluzione…), ma è che non sai come dire a Tess - e Tess non sa come dirti - che il tuo corpo è cambiato e Tess non è più quella delle imprese alle olimpiadi, e tu ci provi con la sconosciuta schizzata del gruppo dello stand-up commedy. Con questa sconosciuta scopri che non è più la stessa cosa e il sesso con lei è triste. Alla fine sarà proprio Balls, il tuo amico goffo e improbabile, che ti suggerisce di rovesciare il quadro di Tess che fa la schiacciata acrobatica alle olimpiadi. Tu accogli il suggerimento e vedi che il retro del quadro ti restituisce una emozione intensa e vera. Tess ora ti ringrazia perché è violento che tu continui a desiderare l’immagine di lei che non è più, ma che finalmente la vedi per quello che è. Il film propone che il problema non è se sia meglio essere giovani e forti (questo riguarda il corpo e va bene…), ma essere insediati nel tuo Sé dove quella che sei ora è in continuità con quella che eri alle olimpiadi e Alex è arrivato nella stanza di analisi dello scantinato della stand-up commedy perché Tess lo ascolti.
Tuo padre, l’immigrato.
Un personaggio che gradualmente prende visibilità e presenza nel film è Jan Novak, il padre, il quale all’inizio è sullo sfondo perché Christine, la madre di Alex, è quella di riferimento che può dirti cosa e perché stai sbagliando nella tua vita di coppia: ““tu e Tess siete stati sempre molto diversi”; “Scusa, ma tu e papà siete identici?”; “Tuo padre è un immigrato in questo paese”; “lo so questo”; “ed io sono una donna che ha sempre avuto dei gusti esotici!” (dialogo fra Alex e sua madre). Eri solo, in fondo alla palestra dei tuoi figli, ma quella festa non serve a nulla (forse ti rende ancora più solo…). Solo il dispositivo della stand-up commedy diventa a questo punto della tua vita la potente possibilità che da quello scantinato puoi parlare alle persone care che non ti conoscono più e che nello scantinato vengono a cercarti e finalmente ti trovano. Ho pensato alla fortuna dell’analisi: è possibile solo lì, fuori non succede! Riesci a fatica a raccontarlo a Balls: “faccio Stand-up!”; “E’ tipo un hobby?”; “No, non è che sto per lasciare il lavoro per andare in tour… è che improvvisamente mi piace!” Cos’è che ti piace? Esibirti, essere finalmente di nuovo al centro dell’interesse eccitante di qualcuno o di tanti che ti vedono sul palco?. Forse l’emozione nuova è che finalmente ora sei un padre e non più un figlio e, questa volta, a differenza di quando eri giovane e forte, puoi essere visto con le tue ferite. Ti puoi permettere un dialogo con tuo padre, l’immigrato, con cui, forse da giovane potevi solo scontrarti mentre ora senti che il problema che ti preoccupa lui lo conosce: “qual è il problema?”; “Non lo so… è molto complicato!”. Tuo padre ti risponde: “non dirlo a me!”. A questo punto, per me il film è chiaro. Puoi riformulare il tuo dialogo con tuo padre che ora ti somiglia. Accade tutto – e tutto deve passare – attraverso lo scantinato dell’analisi: Tess solo lì, casualmente ti ascolta e tuo padre viene ad ascoltarti senza che tu lo sappia proprio quella volta in cui tu sei stato molto aggressivo anche con il pubblico: “sono venuto a vederti… sei bravo figliuolo… magari se ti trattenessi su alcune affermazioni!”. Ho pensato che ora puoi finalmente permetterti un conflitto sano con tuo padre e lui può essere riconosciuto da te non nel vigore fisico che ti mortifica come un piccolo bambino, ma un padre che vuole essere visto sul palco mentre ti parla e ti presenta la sua fatica di padre che ama un figlio. Ecco la seconda parte del mio film. Ora Edipo dopo aver amato Giocasta e parlato con Laio, deve recarsi a Colono, cieco, accompagnato da Antigone, sua figlia, dove potrà morire.
“a volte il gioco è un dramma molto serio, non una commedia”
(Benjamin, 2017).
Riferimenti bibliografici
Benjamin J. (2017). Il riconoscimento reciproco, Cortina, Milano 2019.
Freud S. (1922). L'Io e l'Es. O.S.F., 9.
Fonda P. (2021). La fusionalità, in Lombardozzi A., Meterangelis G. (a cura di), Forme della fusionalità. Attualità di un concetto. Angeli, Milano, 2021, pp. 141-169.
Kernberg O. F. (1980). Il narcisismo patologico nella mezza età, in L’età di mezzo, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.
Kohut H. (1966). Forme e trasformazioni del narcisismo. In La ricerca del Sé, Boringhieri, Torino, 1982.
Stern D.B. (2010). Partners in thought. Working with unformulated experience, dissociation and enactment. Routledge, New York.