Martedì, Febbraio 10, 2026

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Continuità e cambiamento nel processo psicoanalitico (29 novembre 2025) di Agostina Toscano

Sabato 29 novembre 2025, presso il Centro di Psicoanalisi Romano, si è svolta la giornata conclusiva del ciclo Esplorazioni nel processo analitico 2025, dedicata al tema “Continuità e cambiamento nel processo psicoanalitico”.

La giornata ha riunito analisti di rilievo internazionale: Jan Abram, Anna Maria Nicolò e Gabriel Sapisochin, in un dialogo teorico e clinico di grande densità, volto a interrogare le trasformazioni della pratica psicoanalitica contemporanea, senza perdere il legame con i suoi fondamenti storici e metapsicologici.

A moderare la giornata è stato David Ventura, Segretario Scientifico del Centro di Psicoanalisi Romano, che ha accompagnato i lavori favorendo un confronto articolato tra i relatori e una partecipazione attiva della platea.

La mattina: le relazioni

Jan Abram
Sulla prassi della psicoanalisi oggi e sul perché è importante guardare indietro

Nel suo intervento, Jan Abram ha proposto una riflessione ampia e rigorosa sulla continuità e il cambiamento nella prassi psicoanalitica, a partire dalla propria esperienza clinica e dalla tradizione della British Psychoanalytical Society. Abram ha sottolineato come la psicoanalisi contemporanea sia caratterizzata da una pluralità di paradigmi teorici, che ogni analista interiorizza progressivamente, costruendo un proprio assetto clinico personale, pur restando radicato in una genealogia teorica riconoscibile.

Al centro della relazione si è collocata la riflessione sul transfert e sull’asimmetria del setting analitico, considerati elementi strutturali che garantiscono la possibilità di un lavoro profondo sugli strati più primitivi della vita psichica. Abram ha ribadito l’importanza della tenuta del setting classico – frequenza, confini, astinenza e neutralità – come condizioni che facilitano l’emergere e l’elaborazione delle angosce precoci, dell’odio, dell’invidia e delle fantasie distruttive.

Un punto cruciale dell’intervento ha riguardato la nozione di “sopravvivenza psichica dell’oggetto”, ripresa e sviluppata a partire da Winnicott: solo la capacità dell’analista di sopravvivere agli attacchi aggressivi del paziente consente il passaggio dall’uso dell’oggetto alla possibilità di amare e di riconoscere l’alterità dell’altro. In questa prospettiva, Abram ha discusso criticamente la questione della self-disclosure, sostenendo che l’astensione dall’autoricomunicazione protegge il campo transferale e favorisce una più profonda esplorazione del mondo interno del paziente.

Infine, Abram ha affrontato il tema del cambiamento del setting durante la pandemia, interrogandosi sugli effetti del lavoro online sulla continuità del processo analitico. Pur riconoscendo che l’attività psichica può proseguire anche a distanza, ha evidenziato come il lavoro online introduca inevitabilmente risonanze legate alla paura e alla non-sopravvivenza dell’oggetto, che devono essere riconosciute e analizzate. La pandemia è stata così pensata come una frattura collettiva che ha imposto una rielaborazione profonda del rapporto tra continuità e cambiamento nella pratica analitica.

Anna Maria Nicolò
Il cambiamento dell’analista e il controtransfert

Nel suo contributo, Anna Maria Nicolò ha proseguito una riflessione di lungo corso sul controtransfert come luogo privilegiato del cambiamento psicoanalitico, mettendo in luce come le trasformazioni del paziente siano strettamente intrecciate alle trasformazioni dell’analista e del legame analitico.

Richiamandosi a Winnicott, Ferenczi e agli sviluppi contemporanei della psicoanalisi relazionale e di campo, Nicolò ha evidenziato come l’incontro con il paziente produca nell’analista fenomeni emotivi, corporei e sensoriali spesso non immediatamente riconoscibili, ma fondamentali per la comprensione dei livelli primitivi della comunicazione psichica. Il controtransfert non viene inteso come semplice ostacolo o distorsione, bensì come strumento conoscitivo e trasformativo, capace di rendere accessibili esperienze traumatiche non simbolizzate.

Un’attenzione particolare è stata dedicata ai processi non simbolici e alle forme di comunicazione che si esprimono attraverso l’agire, le sensazioni corporee, le risonanze affettive e i sogni di controtransfert. Nicolò ha sottolineato come, soprattutto nei pazienti con traumi precoci o con aree non costituite del Sé, il lavoro analitico richieda la capacità dell’analista di sostare in zone di incertezza, di vuoto o di “deserto psichico”, dove il compito non è solo ritrovare ciò che è stato perduto, ma talvolta creare ciò che non è mai esistito.

In questa prospettiva, il cambiamento analitico viene concepito come un processo che nasce da una consonanza emotiva profonda tra analista e paziente, più che dalla sola comprensione intellettuale. Il lavoro analitico diventa così un’esperienza estetica ed emotiva condivisa, capace di aprire a nuove forme di soggettivazione e di continuità dell’essere.

Gabriel Sapisochin
Processi psicoanalitici 2.0: una cassetta degli attrezzi rinnovata per la tecnica

L’intervento di Gabriel Sapisochin ha offerto una riflessione articolata sulla necessità di rinnovare la tecnica psicoanalitica alla luce dei cambiamenti nella concezione dell’origine della psiche e della psicopatologia. Sapisochin ha messo in evidenza la frequente discrepanza tra le teorie esplicite dichiarate dagli analisti e le teorie implicite che guidano effettivamente la pratica clinica.

Muovendo da una concezione non solipsistica della soggettività, Sapisochin ha proposto di pensare la psiche come originariamente costituita nell’incontro con l’altro, attraverso processi di trasmissione intergenerazionale e attribuzioni proiettive genitoriali. In questa cornice, la psicopatologia non è più intesa soltanto come effetto della rimozione, ma anche come eccesso di presenza di copioni relazionali traumatici che invadono la soggettività e resistono al cambiamento.

Un punto centrale della relazione è stato il ripensamento dell’enactment come dispositivo clinico fondamentale. Sapisochin ha proposto di considerarlo non come un incidente tecnico, ma come una modalità privilegiata attraverso cui emergono e si rendono trasformabili le tracce non verbali e non simbolizzate dell’esperienza precoce. In questa prospettiva, l’enactment rappresenta una co-drammatizzazione inconscia tra paziente e analista, che rende accessibili forme di memoria arcaica altrimenti inattingibili.

La tecnica analitica contemporanea viene così pensata come un’oscillazione continua tra insight ed esperienza, tra interpretazione e creazione di nuove condizioni relazionali. Il cambiamento psichico non deriva esclusivamente dalla verbalizzazione, ma dalla possibilità di interiorizzare nuove esperienze intersoggettive, capaci di modificare i copioni relazionali sedimentati. L’analista, in questa prospettiva, non è solo interprete, ma anche partecipe attivo nella co-costruzione di nuove forme di relazionalità.

Discussione

Le relazioni della mattinata hanno dato luogo ad una discussione ampia e partecipe con la platea, che si è progressivamente trasformata in una tavola rotonda spontanea e raffinata tra i tre relatori. Il confronto ha messo in dialogo prospettive teoriche differenti, evidenziando consonanze e divergenze sul modo di intendere il cambiamento analitico, il ruolo del setting, del controtransfert e dell’incontro intersoggettivo, in un clima di grande apertura e rigore scientifico.

Il pomeriggio: dalla teoria alla pratica clinica

Nel pomeriggio, Agostina Toscano ha presentato un lavoro clinico che ha consentito di tradurre nella pratica le questioni teoriche discusse durante la mattinata. Attraverso il materiale proposto, è stato possibile esplorare concretamente come i temi della continuità e del cambiamento si articolino nel processo analitico, mostrando il valore trasformativo dell’ascolto controtransferale e dell’incontro analitico come spazio di esperienza condivisa.

La giornata ha rappresentato un momento di particolare intensità scientifica, confermando la vitalità della psicoanalisi contemporanea nel confrontarsi con le sfide poste dal cambiamento, senza rinunciare alla continuità con i suoi fondamenti teorici e clinici.
Il dialogo tra tradizione e cambiamento ha attraversato l’intero convegno, offrendo spunti di riflessione preziosi per la pratica analitica contemporanea.

 

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