Giovedì, Aprile 25, 2019
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GIUSEPPE PENONE ALL'EUR a cura di Stefania Salvadori

La mostra Matrice di Giuseppe Penone è organizzata da Fendi nei locali al pian terreno – aperti con vetrate su una Roma poco abituale - del Palazzo della Civiltà Italiana (Colosseo Quadrato) a Roma dal 27 gennaio al 16 luglio 2017 (h 10 – 20).

Quindici le opere esposte fra sculture lignee, fusioni in bronzo con pietre scolpite, marmi, disegni con spine d'acacia, alberi scavati.

Curatore: Massimiliano Gioni

Fin dall'inizio Penone si è coinvolto come artista dell'Arte povera in una relazione con la natura immedesimata e sensoriale, di memorie corporee, di appartenenza, di corrispondenza, a volte di equivalenza: acqua linfa circolazione sanguigna, albero corpo, corteccia pelle. Una ricerca instancabile, la sua, su quanto natura e cultura si assomiglino e si possano influenzare reciprocamente. L'artista la studia, la imita, se ne serve, la respira, ci si immerge e ci si mescola, fa esperimenti e ne provoca le reazioni: in uno dei suoi primi lavori aveva legato un calco della sua mano ad un tronco, che dopo del tempo l'albero aveva inglobato!

Un ambiente enorme accoglie il grandioso lavoro che ha dato il nome alla mostra, "Matrice" (2015): è un maestoso tronco di abete di 30 metri posto orizzontalmente, tagliato a metà in lunghezza, le due metà aperte e scavate, quasi poggiate su una molteplicità di rami come zampe di una gigantesca bestia.

Possiamo vedere la bellezza setosa dell'interno di questo albero, le sue venature, le sfumature del legno. L'artista ha trasferito la bellezza di queste viscere su un bronzo realizzato su una parte del tronco, che la manifesta all'esterno come scultura. L'interno diventa esterno. E quello che era esterno, cioè la cera posta nel tronco per ottenere il calco, diventa l'interno del bronzo che conserva le tracce della pressione delle sue mani. La cultura copia ma anche incide sulla natura.

In un altro ambiente si trova una foresta di alberi senza scorza, "Ripetere il bosco". In realtà sono alberi originariamente tagliati come travi, e da questi blocchi rigidi l'artista ha scavato seguendo un anello di crescita e ritrovando così l'albero com'era a quello stadio.

Emoziona e commuove vedere una trave lunghissima antica e squadrata, e scoprire che dentro mantiene integra la sua identità di albero ai vari livelli di sviluppo, fino alla forma iniziale. Noi non l'avremmo mai potuta vedere se Penone con il suo paziente lavoro all'indietro nel tempo non avesse estratto la sua anima che esiste ancora al suo interno, sottile, candida, con tutti i suoi spunzoni di rami già programmati.

Nella mostra è anche presente un interessantissimo e denso lavoro fotografico del 1970 "Rovesciare i propri occhi ", spiazzante. Interroga sul come l'artista significhi la sua arte.

Nelle 16 foto è ritratto un Penone giovane, che si acceca indossando delle lenti a contatto specchianti in cui lo spettatore vede riflesso quello che lui vedrebbe senza di esse: noi vediamo le immagini proiettate sui suoi occhi. Un senso che l'opera comunica sembra essere che Penone crea i suoi lavori dalla realtà che vede, e noi a nostra volta possiamo vedere la sua visione. Ma se osserviamo da vicino le immagini specchiate sulle piccole lenti riconosciamo strade, automobili, tram di una città. Penone invece cercherà la natura. Allora forse l'artista decide di accecarsi per aprire come il poeta uno sguardo interiore?

Inoltre, se guardiamo più da lontano, a seconda degli oggetti che gli passano davanti, il riflesso sulle lenti cambia, cambiando in ogni foto l'espressione sul suo volto arcaico, incorniciato da capelli nerissimi, come scolpito. Così, nella serie fotografica, si osservano passaggi dallo spavento alla riflessione. Come se quello che viene dall'esterno si trasformasse in interiorità, sentimenti, stati d'animo. Interno esterno, c'era già tutto.

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