Martedì, Agosto 14, 2018
  • Informazioni sul Centro

    Il Centro di Psicoanalisi Romano è una sezione della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) che fa parte dell’International Psychoanalytic Association (IPA) fondata da Sigmund Freud. E’ un’istituzione che nasce a Roma nei primi anni ‘50, per promuovere la psicoanalisi, sia come ricerca delle modalità di funzionamento della mente, sia come cura del disagio e dei disturbi psichici...
    Leggi ora
  • Centro Consultazione Adulti

    All'interno del Centro di Psicoanalisi Romano è in funzione da molti anni un Servizio di Consultazione condotto da psicoanalisti, attivi nella ricerca scientifica e membri della Società Psicoanalitica Italiana (SPI)...
    Leggi ora
  • Centro Clinico Consultazione Bambini e Adolescenti

    Nel Centro di Psicoanalisi Romano è attivo il servizio di consultazione per bambini e adolescenti in naturale continuità e collaborazione con il servizio di consultazione adulti....
    Leggi ora
  • "Buona la prima"

    Alcune sequenze di film tratte dal cinema offrono spunti per immagini, pensieri, emozioni che possono caratterizzare i primi significativi incontri nelle relazioni di aiuto e di cura...
    Leggi ora

la Repubblica, 17 luglio 2018 di Vittorio Lingiardi: Il vero Freud e la psicoanalisi parola per parola

Revisioni. Cosa disse effettivamente dell’omosessualità? E della cultura americana? E qual è il significato reale di alcuni termini-chiave? Sarà presto disponibile in lingua inglese la nuova edizione integrale della sua Opera omnia

Le bozze sono corrette, i nuovi indici analitici sono redatti. Dopo qualche falso allarme (doveva uscire nel 2014) la nuova edizione inglese dell’opera freudiana presto sarà nelle nostre biblioteche. Il nome ufficiale dei 24 volumi è Revised Standard Edition of the Complete Psychological Works of Sigmund Freud. Si abbrevia in RSE e sarà affiancata dai 4 volumi dei Neuroscientific Works. Chi si è preso la briga di revisionare la Standard Edition (SE) curata più di mezzo secolo fa da James Strachey per la Hogarth Press e tanto lodata da Anna Freud? Chi si è fatto carico di questa fatica immensa? Mark Solms, psicoanalista sudafricano e professore di neuropsicologia all’Università di Città del Capo. Lo conosciamo perché ha scritto, con Oliver Turnbull, un libro affascinante, Il cervello e il mondo interno, e perché ha fondato una nuova disciplina, la neuropsicoanalisi. Proprio per questo alcuni clinici, poco inclini alle neuroscienze psicoanalitiche, lo considerano un collega un po’strano con la passione per la fisiologia e l’anatomia cerebrale. Argomenti che invece non dispiacevano a Freud, che nasce neurologo e, con il Progetto di una psicologia del 1895, tentò di immergere la nascente psicoanalisi nelle neuroscienze dell’epoca.

«Quello di revisionare la SE non può che essere definito un compito ‘grande’», dice Solms. Per affrontarlo, ha passato al setaccio ogni frase tradotta da Strachey (e da sua moglie Alix), ha verificato il tedesco, è tornato sui manoscritti originali. Questa, in poche righe, la filosofia con cui ha lavorato: «ogni volta che mi imbattevo in un errore di Strachey il mio compito era semplice: lo correggevo». Se le correzioni erano sostanziali, o sorprendenti, aggiungeva brevi note redazionali. Strachey stesso, del resto, aveva tenuto un elenco di correzioni e aggiunte, molte delle quali sono oggi incorporate nella nuova edizione. L’ultimo volume contiene infatti tutti i commenti di Solms relativi alla traduzione di molti termini tecnici, esattamente 53. Tra questi, Anlehnung (“appoggio”), Besetzung (“investimento”), Einfall (“idea improvvisa”, ma anche “associazione”), Einfühlung (“immedesimazione”, ma Solms preferisce “empatia”), Nachträglichkeit (“posteriorità” nell’edizione italiana, deferred action in quella inglese; ma oggi tutti usiamo il francese après-coup), Trieb (Strachey, sbagliando, lo traduce instinct, Solms sceglie drive; in italiano è reso con “pulsione”). «Ma il principio su cui ho basato la mia revisione – conclude – è stato paradossalmente quello di conservare il lavoro di Strachey». Rivederlo, non sostituirlo. Strachey sosteneva di aver tradotto Freud come se fosse un «uomo di scienza inglese». Una posizione che Solms rispetta. Secondo lui, quando si traduce si deve scegliere se usare le convenzioni della lingua di partenza oppure di arrivo. Nessuna delle due soluzioni è la migliore, ma impiegarle entrambe è impossibile. Laplanche, quando ha tradotto le Œuvres complètes in francese, ha scelto la prima opzione; Strachey, la seconda.

A quale Freud dare più voce? Come rendere quel termine? Alcuni ricorderanno i violenti pareri di Bettelheim contro la traduzione di Strachey, accusato di aver reso troppo tecnica e medicalizzata la lingua di Freud. Si sa che le questioni linguistiche diventano prima editoriali, poi scientifiche e infine politiche (soprattutto nella comunità analitica, piuttosto accanita sul piano esegetico). Su questo punto l’edizione italiana voluta da Paolo Boringhieri, diretta da Cesare Musatti, curata e in gran parte tradotta da Renata Colorni, è molto consapevole: «La terminologia psicoanalitica è uno dei problemi della psicoanalisi e le sue variazioni possono considerarsi strumenti e indici della sua storia». Alla pluripremiata Colorni, che ha saputo trasformare le diverse traduzioni di Freud nel testo di un “autore unico”, fondando un corpus terminologico coerente, chiedo se davvero la versione di Strachey aveva bisogno di una revisione: «Saluto con gioia questa nuova edizione» esordisce Colorni «e spero in una resa della terminologia psicoanalitica meno tecnica, specialistica e gergale di quella adottata da Strachey, più rispettosa della scelta di Freud di attingere, anche quando si è trattato di inventare parole nuove per la scienza nuova che andava costruendo, alla lingua corrente, quotidiana, oltre che alla cultura letteraria, filosofica e scientifica del suo tempo. Spero, in sostanza, che a Freud sia pienamente restituita, anche in lingua inglese, la bellezza letteraria che gli è stata riconosciuta dal Premio Goethe nel 1930».

Un’altra importante novità dell’edizione Revised riguarda il materiale freudiano che non è incluso nella vecchia Standard e nemmeno nell’edizione italiana. In un recente articolo, Solms racconta che, tra i documenti aggiunti, molti riguardano le opinioni di Freud su due temi specifici: l’omosessualità e l’America. Per esempio, ha inserito una dichiarazione del 1905 sull’idoneità delle persone omosessuali a diventare analiste (lui era favorevole). Oppure una lettera tranquillizzante (oggi diremmo “gay-friendly”) che Freud scrisse nel 1935 alla madre angosciata di un giovane omosessuale americano. Un’altra aggiunta riguarda una parte del poscritto a Il problema dell’analisi condotta da non medici, all’epoca espunta, su consiglio di Eitingon e Jones, a causa della natura poco “diplomatica” delle opinioni di Freud sull’America in generale e sulla psicoanalisi americana in particolare. Secondo Jones, biografo ufficiale di Freud, la parte espunta ammontava a tre frasi, in realtà si tratta di almeno sei paragrafi. Alla fine dei quali emerge che buona parte dell’antipatia di Freud nei confronti di ciò che era americano dipendeva dal disprezzo che Wilson, presidente degli Stati Uniti dal 1913 al 1921, aveva espresso per la cultura tedesca.

Oggi, nel mondo, Freud è più letto in inglese che in tedesco. Questo spiega l’enorme importanza di una nuova edizione inglese: inevitabilmente influenzerà lo studio e la trasmissione del pensiero freudiano più di quella tedesca. La versione di Solms uscirà all’inizio del prossimo anno e non vediamo l’ora. Le nuove traduzioni vanno sempre accolte con entusiasmo e curiosità. Come dice Colorni, sono un modo di «accogliere lo straniero», di farlo dialogare con noi.

 

София plus.google.com/102831918332158008841 EMSIEN-3

Login