Mercoledì, Gennaio 16, 2019
  • Informazioni sul Centro

    Il Centro di Psicoanalisi Romano è una sezione della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) che fa parte dell’International Psychoanalytic Association (IPA) fondata da Sigmund Freud. E’ un’istituzione che nasce a Roma nei primi anni ‘50, per promuovere la psicoanalisi, sia come ricerca delle modalità di funzionamento della mente, sia come cura del disagio e dei disturbi psichici...
    Leggi ora
  • Centro Consultazione Adulti

    All'interno del Centro di Psicoanalisi Romano è in funzione da molti anni un Servizio di Consultazione condotto da psicoanalisti, attivi nella ricerca scientifica e membri della Società Psicoanalitica Italiana (SPI)...
    Leggi ora
  • Centro Clinico Consultazione Bambini e Adolescenti

    Nel Centro di Psicoanalisi Romano è attivo il servizio di consultazione per bambini e adolescenti in naturale continuità e collaborazione con il servizio di consultazione adulti....
    Leggi ora
  • "Buona la prima"

    Alcune sequenze di film tratte dal cinema offrono spunti per immagini, pensieri, emozioni che possono caratterizzare i primi significativi incontri nelle relazioni di aiuto e di cura...
    Leggi ora

Report di Chiara Benedetti e Veronica Nicoletti sul Convegno Nazionale “Dalla consultazione alla costruzione della relazione analitica” (Roma 23-25 Novembre 2018)

Si avviano venerdì 23 novembre, con il benvenuto della Presidente Anna Nicolò, i lavori del convegno, fortemente voluto dall’Esecutivo Nazionale, per stimolare la nascita e lo sviluppo dei Centri Clinici, che si è avvalso del contributo della Commissione Scientifica Nazionale e dei due Centri di Roma. La costituzione dei Centri Clinici ha come finalità quella di rispondere alle richieste che vengono dall’esterno, intendendoli come una possibilità di arricchimento ed uno strumento di cambiamento e crescita. Se è fondamentale restare ancorati all’inconscio, ci dice la Presidente, non si può restare sordi al malessere sociale che richiede un ampliamento del paradigma psicoanalitico. Si immaginano i Centri Clinici come delle fucine di psicoanalisi, che vedranno impegnati didatti, gruppi di intervisione, laboratori di psicoterapie in un setting istituzionale, che si confronteranno tra loro, pur mantenendo uno staff e la possibilità di decisioni autonome dei singoli Centri.

Il discorso di Anna Nicolò si conclude condividendo il grande successo di iscrizioni al convegno ed introducendo alcuni dei temi che verranno affrontati nel corso dei lavori: l’analizzabilità di ogni paziente; a cosa si deve lo sviluppo di una coppia analitica al lavoro; come si costituisce la coppia stessa; la restituzione: se e come farla. Viene poi annunciato il conferimento del Premio Musatti a Vittorio Lingiardi, che si terrà nella mattinata di domenica, sicuramente uno dei momenti più densi e significativi del convegno, e l’incontro con l’autore, nel quale verrà introdotto il PDM2, a cura dello stesso e di Nancy Mc Williams.

Chi scrive si è a lungo interrogato su come poter offrire un report che non risultasse eccessivamente impegnativo alla lettura, ma che parimenti non sacrificasse e riducesse le proposte e le riflessioni emerse in un clima che ci ha richiamato proprio l’immagine di “fucina di psicoanalisi” proposta dalla nostra Presidente.

Ci siamo ritrovate infatti a fare un’esperienza caratterizzata da una sensazione di possibilità, di apertura e creatività, dove ogni differenza emersa convogliava in una possibilità di pensiero e revisione delle proprie posizioni. È stato grande, quindi, il timore di “lasciare fuori” dal nostro resoconto qualcosa di significativo, magari sfuggito per l’intenso ritmo o per il bisogno di essere concisi. Abbiamo così pensato di proporre una formula nuova - con il consenso di chi ha scelto di sperimentare con noi questa possibilità - che preveda una sintetica e diremmo “controtransferale” relazione circa quanto accaduto durante i lavori, mantenendo la possibilità di approfondire la conoscenza delle relazioni presentate, secondo il proprio interesse, nonché la disponibilità di tempo di ciascuno, attraverso l’utilizzo di link che rimandano a un resoconto più ampio dei singoli lavori.

Ed ora raccontiamo come, dopo i saluti della Presidente, ci si sia addentrati nel vivo dei lavori con la relazione del Segretario Scientifico della SPI, Massimo Vigna-Taglianti, che ha proposto alcune riflessioni circa la necessità di riflettere sulla consultazione, strettamente interconnessa con la realizzabilità di un percorso analitico. Estremamente suggestiva la rappresentazione nel suo lavoro della funzione di becoming dell’analista, in cui ci sembra proprio di vederlo davanti a noi, prima come “esperto di bambini”, poi dentro la sua stanza in versione di “vecchio nonno” accogliente con cui giocare, per poi catapultarci in un sogno analitico particolarmente significativo. È stato quello tra l’uditorio e il relatore un incontro al buio che ha reso anche la nostra mente, quel “grembo psichico” che la paziente riesce a sognare dopo un avvio di analisi difficile. Tutta la “generatività” dell’incontro tra questo analista e la sua paziente, si traduce in un dibattito coinvolgente sulla creatività, ma anche sull’etica e sulla fiducia di essere analisti.

La giornata di venerdì si conclude con un dibattito successivo a un momento di lavoro per Workshop Paralleli in cui, affrontando temi diversi e confrontando diverse esperienze, sembra emergere la necessità di riflettere ancora sui temi dell’invio, dell’interpretazione, del transfert, nonché sul numero degli incontri opportuni nel momento della consultazione.

Il gruppo di Consultazione b/a del Centro di Psicoanalisi Romano riporta una notizia di attualità: alcuni ricercatori che si occupano di pinguini e hanno come mandato quello della tutela della ciclicità naturale, e di non provocare delle “alterazioni” dell’equilibrio naturale delle cose, hanno salvato una colonia di pinguini costruendo un ponte che i pinguini potessero utilizzare per risalire da un dirupo in cui erano precipitati. Questa ci appare come una metafora suggestiva rispetto alla possibilità e alla necessità di ripensare la consultazione in questa epoca.

Ad aprire i lavori del sabato è Stefano Bolognini che presenta l’intervento di Christopher Bollas. L’autore, con una narrazione che non segue un testo scritto, ci porta nella sua esperienza di lavoro con i pazienti in esordio psicotico e con la creazione del suo metodo. E questo è uno degli aspetti più suggestivi, ci pare, del suo intervento, ovvero l’esperienza di vivere, vedere, immaginare ed essere esperienzialmente guidati nel suo operare. Ci siamo ritrovati a lanciare quella palla che il giocatore di football in break down deve lanciare con forza estrema vivendosi sospeso nell’aria, così distante dalla meta; a essere ai due capi del telefono: in quello dell’analista, che con le sue domande “facili” ci ricolloca nello spazio e nel tempo, e nell’altro, quello del paziente che non avendo fiducia nella propria mente, inizia timidamente a rispondere a monosillabi, per poi però sentire la possibilità di esserci. Immaginiamo che tutti abbiamo pensato, o quanto meno fantasticato, di riproporre il suo gruppo di lavoro, costituito da psichiatra, assistenti sociali e anche da un tassista indiano, un gruppo che sia in grado di aiutarci e che costituisca per noi una holding interna da custodire come qualcosa di prezioso. Le poltrone del Teatro Auditorium del San Leone Magno, sono poi diventate le panchine su cui ciascuno di noi, accanto a Bollas, guardava il reparto psichiatrico in cui sarebbero approdati i nostri pazienti avendo vissuto con lui la frustrazione delle telefonate che significavano un divieto tranchant di accesso a quella scoperta, e la gioia del fatto che poi, semplicemente, eravamo lì.

Ci lasciamo poi trasformare, singolarmente, ma essendo entrambi i personaggi, nell’Aspettando Godot, di Anna Nicolò, in questa esperienza indefinita, attesa, di un incontro che per noi è l’incontro della consultazione. È attraverso la prospettiva evolutiva e il significato relazionale della malattia che veniamo accompagnati nello sviluppo, durante il percorso dell’analisi, della valutazione, che associamo ad una lente che ci consente di costruire una narrazione, piuttosto che una etichetta da applicare ai nostri pazienti.

Il sabato pomeriggio è ricco a sua volta di suggestioni: siamo a Vienna, dove ci porta Malde Vigneri nella sua presentazione degli interventi che seguiranno, proponendoci il filo comune diacronico della consultazione: l’attenzione all’assetto interno.

Scopriamo la funzione iconica dell’analista, per come ce la propongono Boccara e Riefolo, ascoltiamo la loro proposta di come il setting del primo incontro sia un setting specifico e ritroviamo l’attenzione sulle azioni, che possono veicolare molti significati di mondi soggettivi. Ritroviamo quindi la memoria di quel paziente che, come il loro, adesso emerge per quell’atto, quella prima volta che lo abbiamo incontrato. Vera Bolberti poi ci fa rivivere la preoccupazione per una paziente anoressica al limite, facendoci pensare a dei nostri incontri, reali o meno, e a quelle occasioni che la nostra quotidianità ci ha offerto per comprendere meglio o per essere transitoriamente il nostro paziente. E ancora l’incontro con lo straniero di cui ci parla nel suo commento ai lavori Diomira Petrelli e lo sviluppo di un “incontro” tra i due lavori presentati nel commento di Ronny Jaffè.

La giornata si conclude con un assaggio di quanto accadrà la domenica, durante il conferimento del Premio Musatti a Vittorio Lingiardi. Già dalla introduzione di Paola Marionavvertiamo un calore, una familiarità, un tono emotivo, che sulle prime, trattandosi della presentazione di un manuale diagnostico, non ci spieghiamo; ne siamo però assolutamente coinvolte. Se il PDM è una tassonomia della persona che ha come prospettiva quella della diagnosi al servizio del trattamento, la presenza di Lingiardi in questi due momenti del convegno ci sembrano un “trattamento al servizio della possibilità di accedere ad un tassonomia”.

I lavori della domenica mattina sono concentrati su due Tavole Rotonde. La prima “Dall’incontro alla relazione terapeutica: i “luoghi” e le “forme” della consultazione” parte dal lavoro di Marco La Scala che propone la consultazione come un micro processo che può portare alla nascita di una relazione terapeutica. Il relatore ci guida poi attraverso una riflessione su cosa sia da intendersi per estensione del metodo. Amalia Giuffrida ci porta con sé nel proprio sentire di analista al lavoro, guidandoci nelle numerose domande, stati d’animo e dubbi che accompagnano un primo incontro. Giuseppe Pellizzari, con un intervento prezioso e denso, a partire dalla etimologia della parola clinica, propone alcune riflessioni sull’atteggiamento dell’analista in consultazione. È tramite il suo “atteggiamento” nel condurre il discorso a braccio che non solo ascoltiamo, ma vediamo e ci figuriamo la libertà rispetto alle ossessioni diagnostiche, la semplicità, rispetto ai modelli teorici precostituiti e la naturalità che l’analista deve avere nella consultazione. Giuseppe Saraò infine, suggerisce un’interessante e suggestiva metafora del setting come un sistema multistrato assimilabile alla pelle, entrambi messi a confine e protezione tra l’interno e l’esterno.

La seconda Tavola Rotonda “L’assessment in psicoanalisi: è un mestiere impossibile?” viene aperta da Fabio Castriota che propone una serie di interrogativi e riflessioni rimasti aperti nel corso del convegno. Roberta Guarnieri propone poi le proprie riflessioni sulla valutazione ed Antonello Correale offre dei riferimenti puntuali per condurre i primi colloqui, a partire dall’ottica che è necessario assumere; ci parla così delle due coordinate da seguire: le forme dell’organizzazione mentale del paziente e le strutture identificatorie originarie dello stesso.

Conclude il convegno il lavoro di Amedeo Falci che richiama l’attenzione sulla necessità per la psicoanalisi di rivolgersi alla modernità scientifica, sull’importanza di tenere conto di criteri di valutazione chiari e definiti, illustrando i vantaggi dell’utilizzo di un assessment in psicoanalisi.

Si chiudono così tre giorni di lavori molto intensi, ricchi di spunti di riflessione, che ci fanno tornare a casa con la sensazione che quello che ci aspetta, produrre un report delle tre giornate, sarà un impegno intenso, non solo per la ricchezza del materiale e dei dibattiti, ma proprio perché anche noi, ci sentiamo di dover contribuire ad “allargare” piuttosto che “restringere” il campo della riflessione sulla consultazione, per quanto ci è possibile, attraverso questo resoconto.

 

Per la lettura del Report completo di tutti gli approfondimenti clicca QUI

София plus.google.com/102831918332158008841 EMSIEN-3

Login