Martedì, Agosto 14, 2018
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Il contributo di David Meghnagi alla storia del pensiero psicoanalitico - Enzo Bonaventura: un padre cancellato. Di Alessandra Balloni

Note sulla relazione “Storia di una rimozione, attualità di un pensiero” di David Meghnagi (serata scientifica, 7 giugno 2018)

Vista la rapidità con cui abbiamo dimenticato l’esteso consenso su cui poté contare il Fascismo in Italia, non dovrebbe sorprendere la rimozione dalla storia della Psicoanalisi italiana della figura di Enzo Bonaventura, un ebreo la cui vita fu drammaticamente segnata dall’ascesa di un regime corresponsabile di un genocidio senza precedenti nella storia dell’uomo.

David Meghnagi, storico, ricercatore e psicoanalista, si è assunto il compito, impegnativo ma appassionante, di portare alla luce la vicenda personale e il lascito di questo importante padre dimenticato della Psicoanalisi, attraverso uno studio storiografico che lo ha impegnato per circa quarant’anni. Ne emerge una personalità poliedrica, di grande intelligenza e spessore culturale. Dopo la laurea in filosofia Bonaventura diventa assistente nel Laboratorio di psicologia fondato da De Sarlo nel 1903, in cui convogliano le influenze d’impostazione metodologica e di pensiero di Wundt e di Brentano, ovvero la sperimentazione e l’introspezione. La psicoanalisi – la sua opera più significativa – viene pubblicata nel 1938, lo stesso anno in cui vengono introdotte le leggi razziali e il fascismo si allinea al programma di sterminio della Germania nazionalsocialista. Rifugiatosi in Palestina, otterrà la cattedra di Psicologia e la direzione di un importante laboratorio pedagogico alla Hebrew University di Gerusalemme. Non sarà richiamato all’Università di Firenze neppure dopo la fine della guerra, ingiustamente espulso e poi dimenticato, sarà ucciso in un attentato nel 1948 nella sanguinosa imboscata araba al convoglio dei medici dell’Hadassah, nei pressi di Gerusalemme.

Meghnagi ci racconta come nella storia della psicoanalisi a fianco alla ben nota matrice triestina di Edoardo Weiss, esista quella dimenticata di Enzo Bonaventura. Legato al mondo universitario filosofico e della ricerca psicologica, Bonaventura propone una concezione “laica”, non protezionista della psicoanalisi, una visione capace di riconoscere il peso dell’eredità filosofica dell’opera freudiana – Hobbes, Herbart, Schopenhauer e Nietzsche – e di aprirsi al confronto con la sperimentazione e con le altre discipline psicologiche. Rifiutando l’idea della psicoanalisi come disciplina chiusa in se stessa, e consapevole dell’enorme contributo scientifico delle scoperte freudiane, guarda a quello psicoanalitico come al metodo d’elezione per la comprensione delle dinamiche intrapsichiche e inconsce del soggetto considerato nella sua unitarietà. Si tratta di una psicoanalisi che non ha la pretesa di saturare il sapere psicologico e che considera il confronto con le altre discipline scientifiche un nutrimento necessario.

È raro che gli psicoanalisti riescano a compiere quel rigoroso lavoro di ricerca d’archivio, di verifica dell’attendibilità delle fonti, che caratterizza il metodo storiografico. David Meghnagi rappresenta una felice eccezione. Il suo prezioso lavoro di ricerca ci ha consentito di iniziare a conoscere Enzo Bonaventura e con lui la storia del pensiero psicoanalitico, una storia intesa come responsabilità critica e autoriflessiva attorno ai fatti.

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