Mercoledì, Giugno 20, 2018
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Report di Paolo Di Lena su “Incontro con Wilma Bucci” (Serata intercentri, 15 novembre 2017)

 

La serata organizzata dai due Centri Romani rientra nel ciclo di eventi tematici sul tema del corpo nella clinica e nella teoria psicoanalitica.

L’incontro, particolarmente partecipato, si apre con una breve relazione di Rachele Mariani che introduce il lavoro della nostra ospite Wilma Bucci, ricercatrice e studiosa del processo psicoanalitico e autrice in particolare di “Psicoanalisi e Scienze Cognitive” (1997).

Mariani, in passato studentessa della stessa Bucci, presenta la Teoria del Codice Multiplo (TCM) come una teoria metapsicologica che approfondisce lo studio dei legami tra linguaggio, soma, emozioni e sistemi corporei. “L’essere umano è capace di tutti i suoi processi mentali, compreso il linguaggio, esclusivamente sulla base della corporeità del suo organismo”, e secondo questa prospettiva la mente è quindi un processo che si costituisce biologicamente nel corpo. La TCM segue la visione di una cognizione incarnata, le funzioni cognitive sono fondate e radicate nelle interazioni corporee con il mondo.

La psicoanalisi, ricorda Mariani, è ricca di modelli che esplicitano funzionamenti mentali differenti: il processo primario e secondario di Freud, simmetrico e asimmetrico di Matte Blanco, il funzionamento psiche-soma di Winnicott, elementi Beta e Alfa di Bion; funzionamenti che ci aiutano a cogliere la complessità della dinamica interna del soggetto. Rispetto a questi, Bucci sembra compiere un ulteriore passaggio inquadrando i diversi livelli di funzionamento nell’ottica di sistemi di integrazione corpo-mente, considerando ogni processo frutto di formati corporei e formati mentali. Il linguaggio è considerato come un sistema cognitivo che permette al soggetto che lo usa “di descrivere se stesso e le circostanze in cui si trova”, cioè di “esplicitare quelle relazioni che il suo essere deve già saper concretamente sostenere sulla base dei propri processi senso-motori”.

Il vissuto del soggetto è quindi concepito come una complessa articolazione di integrazioni e disconnessioni, di emozioni, percezioni e memorie. L’incontro analitico consiste in un incontro tra due sistemi complessi e la talking cure e le “libere associazioni” risultano essenziali proprio come espressione dei vissuti soggettivi. Nel dare la parola all’ospite della serata, Mariani conclude ponendo un quesito sulla funzione della memoria nel processo di costruzione della capacità di collegare l’esperienza al racconto: si tratta di un processo che riporta a galla tracce indelebili della storia del soggetto, oppure “la funzione della memoria è quella di consentire una possibilità, una funzione specifica di riaprire il tempo a partire dalle implicazioni del presente?”.

Wilma Bucci presenta alla sala il lavoro dal titolo: “Sintomi e simboli” rivisitato – Livelli multipli di comunicazione emotiva nel processo terapeutico. Il titolo rimanda all’articolo del 1997 “Sintomi e simboli: la somatizzazione secondo la teoria del codice multiplo”, testo rivisitato alla luce delle nuove ricerche sul ruolo dell’esperienza somatica nello sviluppo dei disturbi emotivi e nel processo terapeutico.

Bucci passa in rassegna i concetti fondamentali della TCM: i sistemi di elaborazione simbolica e subsimbolica, gli schemi emotivi che costituiscono l’organizzazione delle esperienze della nostra vita in memorie e il processo referenziale mediante il quale questa esperienza subsimbolica viene comunicata in forma verbale.

Gli umani, come anche altre specie, pensano e comunicano in forma subsimbolica e simbolica fin dall’inizio della vita e per tutto il suo corso. I simboli possono essere immagini o parole, vengono definiti generalmente come entità discrete che rappresentano altre entità e che possono essere combinate per generare nuove forme. Le forme subsimboliche di pensiero, invece, comportano gradienti di esperienza e funzionano come sensazioni e sentimenti in tutte le modalità sensoriali e nell’esperienza corporea e motoria. Entrambe le forme di pensiero avvengono negli stati di veglia normale razionale, nei sogni, nelle fantasie e possono avvenire all’interno o al di fuori della consapevolezza. Ciascuna forma ha specifiche capacità nell’organizzazione del pensiero e della comunicazione. Le forme simboliche sono più adatte all’organizzazione logica, alla categorizzazione e alla direzione e al controllo intenzionali. Le forme subsimboliche sono centrali nella vita emotiva e predominanti ad esempio in tutte le arti, nel lavoro scientifico creativo, nello svolgere attività sportive.

Le reazioni emotive e quelle somatiche sono strettamente collegate, sono due facce dello stesso processo, e nella TCM risulta centrale il ruolo della relazione e dell’interazione con l’ambiente. Gli schemi emotivi sono schemi mnestici e mutevoli, reti nella memoria che si formano a seguito di ripetute interazioni con le altre persone. Comprendono pattern di esperienza viscerale o somatica, che sentiamo o che ci aspettiamo di sentire quando avvengono certi eventi; comprendono quindi pattern di reazione motoria associati a questa attivazione e immagini dell’oggetto dell’emozione, della persona o dell’evento attivante. Gli schemi emotivi sono quindi determinanti nella nostra conoscenza del mondo, una lente attraverso la quale vediamo gli altri e noi stessi (in questo senso, per Bucci, transfert e controtransfert sono fenomeni ubiquitari, non esclusivamente propri della situazione analitica).

Gli schemi emotivi sono centrati su eventi interpersonali e dominati da processi sensoriali, motori e somatici prevalentemente in forma subsimbolica. Questi processi costituiscono il nucleo affettivo degli schemi emotivi e partecipano anche alla regolazione delle funzioni biologiche e della salute fisica. Il nucleo affettivo è la costante che identifica gli eventi emotivi e che li raggruppa in categorie a seconda dei vari contesti e contenuti. Gli schemi possono essere raggruppati in etichette culturalmente condivise, in parole che indicano emozioni di base (utile categorizzazione delle sensazioni ma non sufficiente per descriverle), oppure possono rimanere agglomerati di esperienze senza nome, vissute dai singoli.

L’emozione avviene quando “succede qualcosa” che attiva un certo schema con il suo nucleo affettivo. Seguendo le ricerche neurologiche di Damasio, Bucci sottolinea che lo schema emotivo che fornisce il potenziale per provare una certa sensazione è sviluppato nel corso della vita e può essere presente nell’individuo in forma inattiva. Un’emozione viene provata quando succede qualcosa che attiva le componenti del nucleo affettivo.

A questo punto Bucci traccia una linea di unione tra teorie e discipline: il concetto di “schema emotivo” è evidentemente collegato alle teorizzazioni di Bowlby (modelli operativi interni) e di Stern (rappresentazioni d’interazioni generalizzate). La descrizione di un’emozione come qualcosa che riguarda un evento che attiva una rete di esperienze sensoriali, viscerali e motorie, come serie di reazioni biologiche che possono riguardare funzioni corporee e cognitive, è inoltre in linea con le attuali teorie delle emozioni (Scherer) e delle neuroscienze sociali (Damasio). In aggiunta molti concetti psicoanalitici quali il transfert, la coazione a ripetere, le relazioni oggettuali interiorizzate, risultano collegati al concetto di schemi emotivi.

Bucci pone quindi il focus su una relazione strutturale tra il concetto di schema emotivo della TCM, il concetto di emozione di Damasio e il concetto di pulsione, fondamentale per la teoria psicoanalitica relativa all’interazione tra mente e corpo. Si recupera così la rilevanza del ruolo dell’esperienza corporea nella vita mentale, dell’attivazione somatica e motoria in relazione a una fonte, una meta e un oggetto (sebbene Bucci puntualizzi di non condividere il modello energetico freudiano).

Nella TCM la genesi degli schemi emotivi è radicata nell’interazione: l’esperienza individuale incorpora quello che sente l’altro nel proprio sistema corporeo-emotivo (qualcosa che Bucci avvicina al concetto di identificazione proiettiva). L’organizzazione emotiva dipende dalle connessioni, all’interno degli schemi emotivi, tra rappresentazioni di oggetti dell’attivazione, principalmente in forma simbolica, e reazioni somatiche e motorie, principalmente subsimboliche. Nello sviluppo sano gli schemi emotivi vengono costantemente rivisti e riorganizzati man mano che le situazioni della vita e le capacità del soggetto cambiano, mentre i disturbi emotivi derivano da dissociazioni che comportano disconnessioni all’interno dello schema e che non permettono regolazioni adeguate. Ad esempio, se negli stati di sofferenza infantile il caretaker è capace di riconoscere la sofferenza del bambino e di calmarne l’attivazione dolorosa, l’aspettativa di regolazione alla fine verrà incorporata nello schema, schema di autoregolazione che entrerà in azione quando si verifica una nuova minaccia. Diversi saranno i destini dello schema se l’agente di cure è privo di questa capacità o peggio è catastroficamente percepito dal bambino come potenziale soggetto di attacco e minaccia, sensazioni dalle quali potrà solo fuggire mentalmente, mediante il diniego, o vivendo la sofferenza come una malattia somatica. Nella vita sarà quindi impegnato nella ricerca di regolazione dell’attivazione dolorosa attraverso mezzi patologici o di sublimazione.

“I pazienti vengono in terapia quando le reazioni che hanno costruito nel corso del tempo non funzionano più oppure sono diventate troppo dolorose. Il cambiamento terapeutico comporta l’attivazione di componenti del nucleo affettivo di tipo sensoriale, somatico e motorio nel contesto del rapporto terapeutico al fine di creare nuove connessioni e nuovi significati emotivi”. Perché il trattamento possa procedere è necessario un collegamento tra contenuti sensoriali, somatici, motori (subsimbolici) e il linguaggio. Il processo referenziale, la comunicazione delle esperienze emotive in psicoterapia, è un processo complesso che coinvolge entrambi i partecipanti in tre fasi principali: arousal (tracce di uno schema emotivo problematico dissociato vengono attivate nell’interazione tra i due, si tratta quindi di una comunicazione incarnata in forma subsimbolica), simbolizzazione-racconto (comparsa e possibile narrazione e condivisione di immagini associate al nucleo affettivo e all’attivazione dello schema emotivo), riflessione-riorganizzazione (riorganizzazione del significato degli eventi, ricostruzione degli schemi dissociati e costruzione di nuovi significati emotivi).

Riguardo la difficile transizione dalla fase di arousal a quella di simbolizzazione, Bucci presenta due esempi clinici relativi a questo processo: uno tratto da un articolo di Solano del 2010 sull’International Journal of Psychoanalysis, l’altro il caso della Signora B di Ogden. Entrambi mostrano il ruolo della somatizzazione nel rapporto terapeutico come facilitatore della comunicazione di esperienze emotive in modalità simbolica e come mobilitatore di cambiamenti terapeutici.

Al termine della presentazione Bucci elenca alcuni punti critici e discutibili della TCM, tra cui: il rapporto tra schemi emotivi e pulsione fuori dal modello energetico, e il focus sulla dissociazione a scapito della rimozione come base dei disturbi emotivi. Nel rispondere infine al quesito posto da Mariani, Bucci sostiene che gli eventi del passato non sono solo tratti dal ricordo, ma sono ricostruzioni mediate dall’attuale, da quanto sta avvenendo tra paziente e analista.

Luigi Solano discute il lavoro appena presentato da Bucci e rileva un’utilità della TCM in ambito sia teorico che clinico, in particolare nell’approccio psicoanalitico al corpo, nella salute e nella patologia. Per Solano la TMC si configura come una teoria sovraordinata alle altre, un denominatore comune alle diverse teorie che permette un potenziale scambio con altre discipline. In tal senso il concetto di sistema subsimbolico è particolarmente utile e innovativo. Ad esempio nello scritto “La Paura del Crollo”, Winnicott parla di eventi che sono avvenuti ma non sono stati mai sperimentati, tuttavia presenti da qualche parte nella memoria del paziente; seguendo la TCM si potrebbe parlare di eventi sperimentati a livello del sistema subsimbolico che non sono riusciti a trovare un collegamento con i sistemi simbolici, causando quindi una “angoscia senza nome”.

Per Solano il concetto di sistema subsimbolico, incarnato in quello che comunemente chiamiamo corpo e nei livelli non simbolici del sistema nervoso (amigdala, ipotalamo e simili), potrebbe comprendere i concetti di processo primario, esperienza primaria della “cosa”, elementi beta, memoria implicita, l’informe, il conosciuto non pensato e altri.

Un ulteriore aspetto ritenuto prezioso da Solano è la netta esplicitazione, non presente o non chiara in altre teorie, di sistemi descritti in termini di unità corpo-mente, per i quali viene chiaramente specificato il doppio aspetto, psichico e somatico, di ciascun sistema.

Fondamentale è quindi il concetto di emozione, fenomeno psichico e somatico al tempo stesso, definito nel lavoro di questa sera come attualizzazione dello schema emozionale.

Secondo Solano la TCM dà centralità alla relazione e propone chiarimenti sulla genesi del disturbo somatico, spesso centrata su un dualismo metafisico e sullo stereotipo individualista. Nella TCM il disturbo somatico viene associato ad una disconnessione tra sistemi simbolici e sistema subsimbolico, per cui è proprio quest’ultimo – un corpo dotato di emozione e di pensiero – che reagisce a problemi che hanno a che fare con il rapporto dell’individuo con il suo ambiente. In tal senso, oltre l’importanza del concetto di disconnessione, se il sintomo somatico nasce dal sistema subsimbolico non può avere aprioristicamente o universalmente un valore simbolico. Rimane però aperta la possibilità che un significato simbolico possa essere individualmente costruito nella relazione analitica, come sosteneva anche Carla De Toffoli. È possibile quindi teorizzare il sintomo somatico come una prima espressione, subsimbolica, di un contenuto che non ha trovato fino a quel momento nessuna possibilità di espressione. Clinicamente può essere importante sostare ad un livello concreto, sensoriale, per giungere in un tempo successivo a una formulazione in immagini e/o verbale dell’attivazione subsimbolica rimasta “senza nome”.

Conclude Solano e comincia il dibattito in sala. Uno dei primi interventi riguarda la definizione delle emozioni e delle loro basi biologiche. Bucci risponde sostenendo che la categorizzazione delle emozioni, a partire da Darwin, è molto discussa, molti non sono d’accordo nell’applicare categorie biologiche alla mente umana e non c’è accordo sulle cosiddette emozioni di base. Bucci sostiene il valore di dare nome alle emozioni nella stanza di analisi, ma non in ogni momento: i nomi delle emozioni non sono necessariamente utili, in alcuni casi possono essere una copertura a sentimenti e vissuti più articolati, combinati e complessi. Attraverso il racconto in seduta un paziente può ridefinire, dare infine un altro nome all’emozione che pensava inizialmente di sentire.

Altri interventi della sala apprezzano la sistematicità con cui Bucci cerca di integrare approcci molteplici, permettendo un dialogo tra discipline diverse. Vengono sottolineati i riferimenti a Damasio e la difficoltà a non parlare di energie nelle concettualizzazioni di arousal e omeostasi. Bucci risponde sostenendo che i sistemi simbolici e subsimbolici sono sia inconsci che consci, che Eros è un sistema simbolico. L’Autrice parla quindi di disconnessione sia orizzontale che verticale del nucleo affettivo, dei disturbi dissociativi d’identità e sostiene che nella TCM il concetto di intensità è presente ma è relativo alle esperienze, non all’intensità energetica. Bucci sostiene quindi un parallelismo tra emozione della TCM e il concetto di pulsione: c’è una fonte somatica, un pattern di attivazione corporea, un oggetto/meta attivante e verso il quale è diretta.

Il dibattito termina con scambi inerenti la rilevanza che la TCM può avere nel lavoro con persone vittime di torture, per le quali la tragicità del corpo è in primo piano, e nella comprensione della possibilità, come sostiene Bucci, che in tali condizioni siano presenti ricordi incarnati non organizzabili né connettibili con altre esperienze.

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