Martedì, Dicembre 12, 2017
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Report di Emilia Furbini su “Le due dimensioni del transfert: aspetti ripetitivi aspetti evolutivi” (30 settembre 2017)

Centro Torinese di Psicoanalisi, Centro di Psicoanalisi Romano

 

Torino

 

I due centri hanno dato vita ad un interessante convegno, realizzando un incontro fecondo dal punto di vista tecnico e clinico, attraverso l'apporto di quattro relazioni e di numerosi interventi.

Il nostro Segretario Scientifico Nazionale Vigna Taglianti si è detto contento, nella sua presentazione della partnership fra Torino e Roma, perché solo nel confronto e nella ibridazione dei pensieri si può sostenere la psicoanalisi.

Il segretario scientifico CdPR Alfredo Lombardozzi, chairman della sessione mattutina, ha formalizzato l'invito al Centro torinese di ripetere l'incontro a Roma il prossimo anno e ha presentato la prima relazione.

 

Alcune anticipazioni di Ferenczi sulle varie dimensioni del transfert

Franco Borgogno

Psicoanalista Membro Ordinario AFT SPI CTP

Professore Ordinario di Psicologia Clinica Università di Torino

 

Borgogno ci illustra, con un sapiente sguardo d'insieme, gli snodi concettuali innovatori e anticipatori nell'opera di Sandor Ferenczi, raccontandoci la grande attenzione dell'Autore alla sofferenza dei pazienti, alla loro esperienza di vita, portatrice di una verità soggettiva, ponendo il focus non solo sul processo terapeutico e sul paziente, ma anche sull'analista, anticipando così una visione bipersonale e un influenzamento reciproco nel corso dell'analisi.

Negli scritti di Ferenczi, si ravvisa una profonda riflessione sul rapporto analista-paziente, sui sintomi transitori di benessere o di malessere, come risposte del paziente, attribuendole ad atteggiamenti impropri dell'analista (componenti narcisistiche) che il paziente legge nell'incontro fra i due inconsci e che possono portare ad una collusione antievolutiva, rafforzando il transfert ripetitivo. Ferenczi, nonostante la disapprovazione di una parte della collettività analitica, continua a descrivere l'analisi di quel tempo come troppo cognitiva, pedagogica e autoritaria e sperimenta una tecnica per attivare e risvegliare il paziente; fornisce idee nuove sul trauma, sottolineando l'importanza, nel dialogo fra gli inconsci, dell'ascolto della pragmatica della comunicazione umana, oltre ai contenuti del discorso, e afferma che ancor più del trauma è traumatico il diniego del trauma stesso vissuto a volte in analisi dal paziente.

Borgogno ribadisce quanto sia importante il coraggio dell'analista, la sua umiltà, la sincerità, perché dall'interpsichico della coppia analitica si possa generare un nuovo intrapsichico nel processo analitico. L'analista deve avere una instancabile perseveranza nel riportare continuamente alla vita la coppia analitica; se l'analista accetta di essere l'oggetto buono, deve anche accettare di essere incarnato nel bambino traumatizzato e molto sofferente, per aiutare il paziente a diventare un bambino che si rivela autenticamente diverso, capace di attraversare il dolore e disposto a combattere per se stesso e per la sua maturazione.

Interventi.

Lombardozzi sottolinea l'importanza di Ferenczi che ha focalizzato l'attenzione all'interno del vissuto.

Arnetoli si riferisce al dr. Semmelweis (medico ungherese che, incompreso, scoprì l'esistenza delle infezioni puerperali iatrogene), ripreso da Vigna Taglianti che dice di non escludere mai ciò che non si capisce, attribuendo la responsabilità agli altri di ciò che può dipendere da noi. Roccato è d'accordo sulla gravità del diniego del trauma.

De Luca riprende l'elemento “infettivo” dell'analista e Solano parla del possibile rischio di un autosvelamento dell'analista nel condividere le proprie emozioni con il paziente.

Borgogno risponde, ribadendo che Ferenczi, un Autore fuori dal suo tempo, soffriva molto perché non era ascoltato e compreso. La sperimentazione sulla tecnica attiva apre la strada alla concezione dell'analista come elemento attivo nell'analisi per attivare il paziente. L'analista deve sentire il negativo senza aver paura di soffrire.

 

La seconda relazione del mattino

Forme del transfert, assetto analitico e campo intersoggettivo

Giuseppe Moccia

Psicoanalista Membro Ordinario

AFT SPI CdPR

 

Partendo dal transfert positivo irreprensibile, che Freud considerava il presupposto per comprendere l'intrapsichico del paziente, le distorsioni introdotte dal transfert negativo o dal transfert erotico, Moccia illustra come, da Ferenczi in poi, passando attraverso i teorici delle relazioni oggettuali e la psicologia del sé, fino ad arrivare alla psicoanalisi relazionale contemporanea, i contributi del paziente e dell'analista siano diventati sempre di più una determinante significativa dell'esperienza analitica concepita come relazione con un oggetto che favorisca lo sviluppo di spinte evolutive. Tali aspetti evolutivi sono riferibili, a seconda degli AA, all'amore oggettuale primario, all'holding e alla capacità illusionale dell'analista che deve essere capace di immaginare una potenzialità di crescita per il paziente (Winnicott). L'analista “vede” il paziente nel futuro (Loewald). Allo sviluppo della relazione terapeutica contribuiscono non soltanto la mobilitazione nel transfert delle esperienze infantili, ma anche le aspettative inconsce di una nuova relazione oggettuale con la figura dell'analista (fantasia di oggetto sé, Bacal).

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che, nonostante l'assetto neutrale e l'attenzione, sempre maggiore, al controtransfert, l'analista lascia degli indizi inconsapevoli, fornisce delle interpretazioni involontarie, che il paziente coglie come espressione della soggettività dell'analista, che possono sia facilitare l'espressione di sé, quindi un transfert evolutivo, sia favorire la ripetizione traumatica di una organizzazione patogena precoce. Nel campo intersoggettivo, costituito da paziente e analista, l'ascolto recettivo, le posture emozionali, la capacità di non reagire alle pressioni del paziente, possono favorire il processo terapeutico.

Il linguaggio che l'analista utilizza nell'interpretazione può non trasmettere solo una proposta di significato, ma anche una valutazione implicita e quindi non genera solo insight, ma una nuova relazione con l'oggetto. Il modo in cui l'analista pensa il paziente diventa la base di nuove possibilità relazionali e psichiche; questo processo trasformativo passa attraverso una sinergia fra la teoria dell'analista, l'espressione della sua soggettività e l'uso che il paziente ne può fare per generare un'illusione creativa di un ambiente che sostiene e contiene. Questa capacità può dipendere da motivi di ordine intersoggettivo, ma anche dal mondo intrapsichico del paziente e la duplice influenza determina le oscillazioni della dimensione evolutiva del transfert (Storolov e Atwood 1990).

Questa oscillazione dinamica è dovuta a:

  1. la co-presenza, insieme con il transfert positivo, del bisogno primario di ricreare le esperienze del passato, adattive e funzionali al mantenimento del legame con i genitori e al bisogno di controllo sul nuovo oggetto analista perché non diventi intrusivo. Nelle patologie traumatiche la ripetizione ha un doppio significato: sia la comunicazione di esperienze traumatiche non formulate, sia una radice evolutiva nella nuova relazione con l'analista.
  2. Il bisogno inconscio di sottoporre il setting terapeutico ad un test di sicurezza, attraverso la ripetizione di pericoli vissuti nell'infanzia, per rafforzare o disconfermare le proprie angosce.
  3. Le difese narcisistiche impediscono ad alcuni pazienti di tollerare lo scarto tra attesa e realizzazione. Un minimo fraintendimento fa crollare l'alleanza terapeutica perché il bisogno di un rispecchiamento perfetto nasconde l'angoscia di ritraumatizzazione se il rifornimento affettivo non è continuo. La frustrazione di tale bisogno attiva esperienze abbandoniche che sarà necessario esplorare, riconoscendone il valore traumatico. Il paziente ha bisogno di essere compreso, ma anche di capire sia la sua paura di ripetere le esperienze passate, sia la paura di non ripeterle qualora, appoggiandosi ad un oggetto evolutivo, dovesse perdere il legame con i propri oggetti interni che conferiscono un senso, sia pur patogeno, alla sua esistenza. Se tutto andrà per il meglio il paziente avrà una opportunità di riscoprire nel transfert gli oggetti del passato con prospettive psichiche alternative.

Interventi

Boccara trova consonanza fra le relazioni di Borgogno e Moccia nell'analista che non cede e non capitola; noi non possiamo non essere ri-traumatizzatori ed è fondamentale lavorarci sopra costantemente. Guerrini degli Innocenti sottolinea l'importanza del working toward prima del working through. Vigna-Taglianti ci riferisce che gli analisti dei bambini e dei pazienti gravi non sanno cosa sia la luna di miele analitica. Arnetoli ricorda che bisogna avere delle teorie e una mente plastica. Vigna- Taglianti ci dice che il transfert positivo può essere minaccioso e ricorda che Gabbard diceva che il paziente borderline ha bisogno di un oggetto sufficientemente cattivo.

Moccia risponde dicendo che nel modello relazionale non c'è l'analista supposto sapere. Il portato fondamentale di Ferenczi è un modello non autoritario della psicoanalisi. Le difficoltà sorgono quando il paziente con i propri sintomi non si attaglia alla teoria di riferimento dell'analista. Ci sono state generazioni di modelli forti; con la nascita della psicoanalisi relazionale è sorto un pluralismo di prospettive in cui l'analista non è più Holmes, è piuttosto il tenente Colombo.

Con le neuroscienze sappiamo che il deficit di interiorizzazione nei borderline dipende dalla disattivazione a causa dello stress (produzione di cortisolo) delle strutture ippocampali e orbitofrontali, che supportano fondamentali funzioni psichiche; dunque non può esserci regolazione affettiva e il paziente è costretto a ripetere non potendo ricordare.

Borgogno sente una sintonia con la sua relazione. Ribadisce che l'analista, oltre a comprendere, deve imparare, se necessario, anche a perdere la pazienza.

 

Prima relazione della sessione pomeridiana

Chairman: G. Astengo Psicoanalista Membro Associato Spi Presidente CTP

Presentazione: C. Brosio Psicoanalista Membro Ordinario AFT SPI CTP

Il transfert rivisitato: il caso di E.

Giovanni Meterangelis

Psicoanalista Membro Ordinario SPI

Presidente CdPR

 

Meterangelis richiama l'attenzione sul concetto di sviluppo in psicoanalisi che, fino agli anni '50, era strettamente connesso allo sviluppo libidico (Freud) e si arrestava con l'adolescenza. Erikson teorizzò la sua evoluzione anche nell'età adulta e questa teoria diede importanza al concetto di transfert evolutivo e al carattere mutativo del setting analitico. Un'altra importante teorizzazione riguarda quell'area dell'inconscio che si affianca all'inconscio rimosso, in cui risiedono esperienze precoci non ancora simbolizzate.

Se tali esperienze sono traumatiche possono determinare resistenze e ostacoli alla trasformazione terapeutica.

Dunque la relazione analitica è un luogo in cui si attivano vecchie esperienze e/o lo strumento che facilita l'emergere di ciò che non è ancora formulato. È necessario quindi ridimensionare la vecchia dicotomia fra transfert ripetitivo e transfert evolutivo.

Meterangelis ci racconta il caso di E.

Si tratta dell'analisi di una donna 40enne, professionista stimata, perennemente insoddisfatta della sua relazione con un uomo, aggressivo e privo di progettualità di coppia, e delle relazioni sul posto di lavoro, dove non si sente considerata e riconosciuta. La sua rabbia è un retaggio infantile perché era nelle mani (i genitori) di persone poco sensibili che la facevano sentire fastidiosa e inadeguata. Durante una seduta in cui era particolarmente rabbiosa, perché il suo compagno aveva anteposto a lei ragioni familiari, le prospettai la possibilità che dietro la sua rabbia ci fossero altre emozioni che sarebbe stato opportuno esplorare. E. si difendeva da antiche esperienze dolorose, chiedendo all'analista di convalidare le sue percezioni attuali. Non aveva mai sperimentato una relazione in cui non si sentisse rifiutata e svalutata. Questa organizzazione si presentò per molto tempo nel transfert, dandomi modo di sottolineare che l'analisi l'avrebbe potuta aiutare a sentirsi più autentica. Con il passare del tempo E. divenne più consapevole di come la sua rabbia si attivasse al di là del suo controllo. E. cominciò a parlare del rapporto con i suoi genitori che aveva sentito assenti e distaccati, attribuendo questa mancanza di interesse nei suoi confronti alla sua cattiveria e insopportabilità. E. doveva continuamente accertarsi del mio continuo interesse nei suoi confronti; inconsciamente mi sottoponeva a una continua valutazione, cosa che, in quel momento della mia vita, combaciava con un mio bisogno di essere ciò che la paziente desiderava. Ma al contempo mi faceva sperimentare la stessa irritazione che lei percepiva da parte dei genitori e che rappresentava per me la tendenza, verificata nella mia analisi, a non sopportare alcuni aspetti fragili che non riuscivo a controllare. Con lo scorrere del tempo E. mostrò di sentirsi più incline a parlare di affetti che aveva rimosso o negato. Avevo la sensazione che stesse abbandonando le sue difese sentendosi più compresa e sicura. Ogni tanto sentivo noia e irritazione per le continue richieste di convalida delle sue recriminazioni. Cominciò ad arrivare in ritardo, dilungandosi a scegliere il suo abbigliamento o a finire qualche lavoro. In una seduta di quel periodo fu la sua modalità recriminante a farmi ricordare che, quando da bambino pensavo di non essere presente nella mente dei miei genitori, mi nascondevo su di un albero sottraendomi alla loro vista e sentendomi in questo modo autosufficiente. Questo enactment, mi fece capire quanto sottovalutassi la mia irritazione, vedendo il suo Sé ferito come una disconferma della mia identità professionale. E. aveva percepito la mia irritazione, risperimentando emozioni negative antiche, ma aveva trovato una soluzione inconscia diversa dalla rabbia, reagendo nel transfert con i ritardi e la distanza da me. Evidentemente E. proteggeva la nostra relazione perché comprendeva come potesse essere un'opportunità preziosa per uscire dalla sua condizione; il suo conflitto esprimeva una vendicatività narcisistica arcaica e una difesa più evoluta che le permetteva di non auto-sabotarsi.

Dunque la dicotomia tra “I transfert” (Ferruta 2008) può essere superata a vantaggio di una complementarietà che si può osservare in ogni trattamento analitico e che Zucconi definisce “interpretare il transfert e interpretare dentro il transfert”.

Interventi

Brosio nota come il caso clinico sia un atto di libertà e spontaneità perché Meterangelis ci fa vedere come lavora nella stanza d'analisi e declina nella clinica le relazioni mattutine del convegno. L'analista non mette addosso al paziente l'abito della sua teoria, ma si lascia disturbare.

Borgogno ribadisce che l'aggettivo evolutivo riguarda la comprensione e l'insight del paziente e dell'analista, altrimenti non c'è evoluzione. Roccato mette in guardia dal definire un transfert non evolutivo, si va, comunque, a contattare qualcosa di più arcaico, evolutivo o involutivo che sia.

Vigna Taglianti si riferisce ad uno sviluppo che si snoda sul transfert e il controtransfert; l'analista che si lascia disturbare accetta di ri-traumatizzarsi. D'Agostino ricorda Searles negli anni '50, pensando a quanta fatica ha fatto la psicoanalisi per umanizzare gli psicanalisti. Arnetoli ribadisce che nel caso clinico l'analista ci porta “l'intensità dei sentimenti provati” come qualcosa che la paziente non aveva ancora sperimentato.

Borgogno sottolinea l'importanza della solidarietà dell'analista raccontando una sua esperienza con una paziente che nessuno voleva in analisi. Moccia individua due passaggi trasformativi nei pazienti che non si sentono riconosciuti: 1- se un paziente sviluppa insight facendo connessioni storiche, l'analista dovrebbe appoggiare il processo; 2- il fastidio nel controtransfert non deve essere mai negato.

 

Seconda sessione pomeridiana

Transfert evolutivo e sentimento d'amore in analisi

Claudio Arnetoli

Psicoanalista Membro Ordinario SPI

Segretario scientifico CPT

 

Arnetoli mette in evidenza il bisogno di amore del paziente e la funzione loving dell'analista, considerandoli un aspetto cruciale per lo sviluppo e l'integrazione del Sé nei pazienti schizoidi, deprivati, traumatizzati e borderline. La teoria freudiana articolava lo sviluppo psicosessuale sul concetto di libido: il paziente in analisi, dopo la regressione, passando attraverso un transfert che attualizzasse pulsioni infantili, arrivava, grazie alle interpretazioni, ad una trasformazione maturativa. Le teorie relazionali hanno chiarito e ampliato la visione dello sviluppo psichico e le funzioni dell'oggetto, ponendo in rilievo il valore intersoggettivo delle figure di accudimento. Kohut si riferì inizialmente all'oggetto sé come oggetto intrapsichico, accettandone solo in seguito la sua natura interpersonale. Con l'evoluzione della teoria la relazione analitica è passata dall'essere soltanto repeated relationship ad essere anche needed relationship (Stern 1944).

Nella teoria freudiana la maturazione del paziente avveniva attraverso lo “smontaggio” del transfert ripetitivo. Nelle teorie successive si è dato valore al “montaggio” di un transfert evolutivo che fornisca al paziente, attraverso la responsività ottimale dell'analista (Bacal), esperienze cognitive e affettive gratificanti. Il concetto di dimensione evolutiva del transfert integra il patrimonio della psicoanalisi classica con quello della psicoanalisi relazionale e intersoggettiva, dell'infant research e della teoria dell'attaccamento. Spontaneità, autenticità e verità affettiva nel rapporto analitico, aiutano la dimensione evolutiva del transfert realizzando, attraverso la relazione analista paziente, un new beginning. Arnetoli mette a confronto il now moment (Stern), nel corso dell'analisi, con i momenti di incontro raggiunti o falliti durante l'infanzia. Il paziente, con le sue richieste di loving cerca di comprendere se oltre l'indispensabile ritualità assicurata da neutralità astinenza e frustrazione, possa esserci una verità affettiva che vada al di là dell'interpretazione. Amore, odio, noia contestualizzati nel transfert evolutivo, sono anch'essi decisivi per la co-costruzione dell'oggetto interno del paziente e sono interiorizzati anche per la loro quota di verità relazionale reciproca. L'interpretazione empatica, capace di trasmettere la comprensione cognitiva e affettiva dell'esperienza del paziente, fa esperire al paziente stesso la ri-unione di affetto e rappresentazione, scissi negli stati nevrotici e ancor più dissociati negli stati limite e schizoidi.

La funzione di loving si concretizza nel rispondere in modo autentico, con un amore adeguato, in un determinato contesto relazionale. La psicoanalisi parla di legame, rapporto e relazione, trascurando la parola amore, forse per la concezione freudiana di Eros che si riferisce all'amore sessuale. L'esperienza dell'accudimento dovrebbe includere eros, philia e agàpe, senza confusioni di lingue (Ferenczi), perché, se l'accudimento è privo d'amore, genera solo invidia e vergogna. I soggetti borderline sono adulti distanzianti e/o preoccupati (secondo lo schema Adult Attachment Interview, George, Kaplan e Main 1987), che soffrono separazioni insopportabili e non elaborabili; nella vita e nell'analisi vivono momenti di rottura empatica come mancanza totale di amore che genera rabbia e violenza. L'incomprensione o la sottovalutazione di questo tema della richiesta di amore, produce rotture empatiche violente e vendicative. Questo bisogno primario di amore viene frainteso (Diena, 2015) con l'aggressività e il sadismo innato. Arnetoli afferma che non sia possibile dare risposta ai bisogni più primitivi del Sé senza avere a che fare con il bisogno di amore del paziente e la funzione di loving che svolge l'analista.

 

Interventi

Brosio sottolinea quanto la relazione di Arnetoli rimetta al centro del lavoro analitico il bisogno d'amore. Guerrini degli Innocenti evidenzia le difficoltà del paziente borderline quando l'analista diventa una figura affettiva: in quel momento comincia la discesa agli inferi; le angherie ricevute dai genitori e dall'analista non si dimenticano mai. Moccia ci ricorda che l'analisi è un lavoro complesso e, molto spesso, l'amore non basta. Oltre a questa funzione “per via di mettere”, esiste un bisogno d'amore primitivo al di là del reale che non si soddisfa mai. Come può essere il paziente in grado di trasformare due persone in una stanza in una relazione primaria con genitori empatici? Cosa significa per un paziente una separazione? Arnetoli ribadisce l'importanza della ritualità (una stanza analoga alla vita) associata al loving e Vigna Taglianti racconta del suo sostegno ad Arnetoli stesso nella gestione di un paziente molto grave che ha richiesto una holding estiva.

D'Agostino cita Bion che parlava di odio, amore e conoscenza e Searles che parlava di legame d'amore. Lombardozzi parla di Corrao che utilizzava la parola passione e Soavi che diceva che la fusionalità e la ripetitività nell'analisi consentono quel qualcosa in più che genera speranza.

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